Nell’immaginario collettivo, Dario Hubner è il prototipo ideale del bomber di provincia: nessuno meglio di lui ha incarnato i valori del calcio degli anni ’90, dove fior di attaccanti segnavano valanghe di gol in serie A ma, a causa di una concorrenza spietata, non sono mai riusciti né a giocare in una grande squadra, né ad indossare la maglia della Nazionale italiana.



Quell’esperienza…al Milan

Eppure, anche se in pochi se lo ricordano, Dario Hubner ebbe comunque il suo momento di gloria e, anche se per pochi giorni, riuscì ad indossare la maglia di una big. Il premio alla carriera di Tatanka, più di 300 gol tra i professionisti e capocannoniere in serie A, B e C, è stata l’esperienza con la maglia del Milan nel corso di una tournée negli Usa che risale al giugno 2002, quando ormai aveva tagliato il traguardo dei 35 anni. Quell’anno, infatti, molti big rossoneri erano impegnati ai Mondiali in Giappone, così Adriano Galliani e Carlo Ancelotti chiesero e ottennero il prestito dell’attaccante per le due settimane negli States. Un momento che ha segnato la carriera di Hubner, che ha voluto dedicare un post su Instagram alla sua breve esperienza rossonera:

La tournée americana con il Milan fu la ciliegina sulla torta di un’annata straordinaria. Il perfetto coronamento della mia carriera. Oggi, 19 anni fa, a Los Angeles si giocava la terza ed ultima partita contro la Nazionale messicana. Carlo Ancelotti mi schierò per la seconda volta titolare al fianco di Leonardo, disputai una buona gara ma purtroppo perdemmo 2-1. Poco importa, giocare al fianco di tutti quei campioni è stato emozionante. Mi brillano ancora gli occhi di gioia al solo ripensarci, un’esperienza che porterò per sempre dentro al cuore