In questo momento di attesa per capire quali saranno i destini del calcio, è arrivata la prima grande decisione: la Ligue 1 non riprenderà, ed è il primo dei cinque principali campionati europei ad emettere così i suoi verdetti definitivi. Senza entrare in nessun modo nei meriti della decisione, ci sono però delle sentenze (anche se la sensazione è che si tratti solo del primo grado) che vanno registrate, su tutte il titolo assegnato al Paris Saint Germain, che ha così conquistato il suo nono alloro, il settimo nelle ultime otto stagioni in cui solo il Monaco nel 2017 è riuscito ad interrompere la dittatura parigina.

Semplicemente i più forti

Nello scenario di un decreto che ha già portato e continuerà a portare vigorose discussioni, quello che non si può minimamente discutere è la legittimità del successo del PSG, che in ventisette partite giocate ha ottenuto ventidue vittorie e solo tre sconfitte, ha segnato settantacinque gol e ha tenuto una media di 2,52 punti conquistati per gara, quando la seconda classificata, ovvero il brillante Olympique Marsiglia di Villas-Boas, ne ha presi due a partita, il venti percento in meno. È stato – ancora una volta – un dominio assoluto quello del Paris Saint Germain, trascinato dai 18 gol più 5 assist di Mbappé, dalla presenza intermittente di Neymar che prosegue nell’essere schiavo di certe sue paturnie ma che quando c’è accende la luce come nessuno, dalla continuità allo stesso tempo discreta ma rumorosissima di un Di Maria autore di ben 14 assist in 26 presenze (oltre a 8 gol), e volendo anche da quel Mauro Icardi che dopo i fuochi d’artificio degli esordi si è “normalizzato”, ma che ha comunque segnato il triplo di Cavani e si è conquistato il primo trofeo della sua carriera.

Il cambiamento più importante

Però, al di là dei riscontri individuali e della capacità di Tuchel di resistere ai fortissimi venti che continuano a sferzare la sua posizione, il messaggio imponente che il Paris Saint Germain ha dato in questa stagione è forse il più importante e atteso di tutti, oltre che l’unico che non è arrivato a compimento con la chiusura anticipata del campionato e l’assegnazione del titolo. Perché la vera novità del PSG in questa stagione è stata un miglioramento palpabile nella forza globale della squadra che si trasferisce direttamente in ambito internazionale, ovvero in ciò che interessa davvero a tutto il club. Il Paris Saint Germain di quest’anno mi è parso fin da subito la miglior versione mai vista di quella che è sempre apparsa come una corazzata tanto potente quanto fragile, ma che fra le pieghe di questa stagione ha finalmente dato una più chiara impressione di completezza. È stato fatto un mercato finalmente intelligente oltre che prorompente: è vero che è arrivato Icardi, ma soprattutto sono arrivati un portiere esperto e vincente come Keylor Navas e quell’equilibratore che risponde al nome di Gueye e che rappresenta il tassello definitivo in un centrocampo che con lui e Verratti (oltre che con la presenza di Marquinhos che però continuo a considerare molto più come difensore che non come mediano) ha trovato la struttura, la forza e anche lo status per poter sostenere davvero una macchina offensiva dalla potenza ai limiti dell’ineguagliabile. In più ha preso anche Sarabia, che nel rapporto qualità/prezzo è stato uno dei colpi migliori dello scorso mercato estivo europeo. 

È su questa base che si poggia il netto passo avanti fatto dal PSG, oltre che sull’eterna grandezza di Thiago Silva, il coraggio di giocare con laterali sempre estremamente aggressivi (come è d’obbligo nel grande calcio di oggi) e tutto quello che bisogna sempre dire e ribadire sul valore del reparto offensivo. Perciò, nonostante l’investitura ufficiale di un altro titolo francese, il provvedimento con cui si è chiusa la Ligue 1 non ha concluso la stagione dei suoi padroni. Perché, quando tutto tornerà normale, avremo un Paris Saint Germain seriamente candidato a fare un grande, enorme passo avanti verso l’agognata conquista della Champions League.