Porto-Juve, una sfida che evoca dolci memorie per i colori bianconeri: indelebile il ricordo di quella notte da sogno di 37 anni fa…

Un anno dopo

16 maggio 1984, un anno dopo Atene, la Juventus ci riprova. Il ricordo amaro della sconfitta firmata Magath è ancora vivo negli occhi dei tifosi bianconeri, accorsi in massa al St. Jakob di Basilea, teatro della finale della Coppa Coppe 1983/84. Questa volta l’ostacolo tra la Signora e il secondo trionfo europeo della sua storia è rappresentato dal Porto dello stratega Antonio Morais, giunto all’atto conclusivo della manifestazione con in mano lo scalpo di vittime illustri quali Dinamo Zagabria, Glasgow Rangers, Shakhtar Donetsk e Aberdeen.

La corazzata del Trap

Sulla carta non c’è confronto, il Trap può schierare 5 campioni del Mondo di Spagna ’82 ai quali vanno ad aggiungersi i due fuoriclasse stranieri, Platini e Boniek. Ma il campo, si sa, può cancellare con un colpo di spugna ciò che c’è scritto sulla carta, Amburgo docet. Per questo il tecnico bianconero predica prudenza e non lascia nulla al caso: ha preparato la partita con attenzione quasi maniacale, curando i minimi dettagli, anche quelli apparentemente più insignificanti. Ha chiesto a Platini di sacrificarsi in copertura per evitare di concedere ai lusitani la superiorità a metà campo e Michel non batte ciglio, si mette al servizio della squadra, arretrando il suo raggio d’azione e tenendo impegnato Pacheco, che gli si appiccica addosso. La mossa funziona: la marcatura a uomo sul francese, infatti, lascia spazio e libertà di manovra a Vignola, che svaria sulla trequarti a supporto di Boniek e Rossi.

Asso nella manica

È proprio l’ex fantasista dell’Avellino a sbloccare lo 0-0 con un diagonale mancino dal limite dell’area, che sorprende il portiere Zè Beto. La Juve è avanti, ma il Porto torna in corsa, complice una papera di Tacconi, beffato da un destro di Sousa da fuori: il pallone rimbalza davanti all’estremo difensore bianconero, mandandolo a vuoto. Tutto da rifare, ma è ancora un Vignola in formato Platini a sparigliare le carte con una giocata illuminante: il numero 7 recupera un pallone vagante a metà campo, alza la testa, vede l’inserimento di Boniek ed effettua un lancio lungo per il polacco, che riesce a mettere giù il pallone col petto nonostante l’intervento di un difensore avversario e ad anticipare il portiere in uscita con un astuto tocco di destro. È il gol-vittoria, quello che scaccia i fantasmi di Atene e regala alla Juventus il suo secondo trofeo continentale!