Ritrovarsi e dirsi: “Ciao, ti ricordi quando…?”, sì quando Andrea Pirlo e Rino Gattuso erano compagni di squadra al Milan. Nel grande Milan di Berlusconi, quello che ottenne il titolo di club con il più alto numero di trofei vinti al mondo. Tra i quali anche i due scudetti e le due Champions che Gattuso e Pirlo conquistarono giocando fianco a fianco: uno si industriava nel ruolo di architetto del centrocampo e l’altro che provvedeva a mettere mattone su mattone, nella sua condizione di capo cantiere.

Di tempo ne è passato, nove anni dall’ultimo tricolore in rossonero e adesso, eccoci qua. Su sponde opposte. Uno neo allenatore della Juventus e l’altro tecnico del Napoli da dieci mesi appena, si rivedranno all’Allianz Stadium, magari ricordando qualche dettaglio in più di quella coppa del Mondo vinta nel 2006 in Germania. Poi, quando l’arbitro Doveri fischierà l’inizio della super sfida, ognuno guarderà il campo nella direzione della propria squadra. La Juventus ha affidato a Pirlo, allenatore nuovo di pacca, il post Sarri per provare a dare un’identità tutta Madame ad un gruppo che è forte, ma non ancora squadra. Il Napoli di Gattuso parte qualche metro più indietro, anche se con ambizioni non tanto inferiori in chiave campionato e proverà Rino a conseguire la laurea da allenatore, proprio in casa della Vecchia Signora.

“Mettiamoli in difficoltà” è il mantra di Ringhio e ha pure le carte in regola per riuscirci. L’asso che tirerà fuori dal mazzo si chiama Osimhen e sarà davvero curioso capire quante difficoltà incontreranno gli attempati Bonucci e Chiellini nell’inseguire un’iradiddio che corre più di tutti in Serie A e che conosce bene il mestiere del centravanti di sponda o di realizzazione. Dalla parte opposta, eccolo, Cristiano Ronaldo. Nelle prime due giornate di centrocampo è stato lui a tenere su Madame e stavolta dovrà vedersela con un Koulibaly finalmente ritrovato. Il K2 giocherà la supersfida dell’Allianz con la serenità (e un po’ di rassegnazione) di restare ancora in maglia azzurra, dove è un leader ed è titolare di un ricco contratto da 6 milioni annui. Poi, chissà quante volte nelle notti insonni a Kalidou sarà ritornata alla memoria quell’autorete al 93’ che condannò il Napoli un anno fa ad una ingiusta sconfitta. Questa è l’occasione buona per il suo riscatto e per dire a tutti che, sì, anche il Napoli è accreditato alla corsa scudetto.