Classe 1976, nato a Dakar, fisico, intelligenza tattica, carisma da vendere. Patrick Vieira forse non è passato alla storia come uno dei giocatori più spettacolari eleganti, ma sicuramente è stato uno dei centrocampisti più forti e solidi della sua generazione.

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Gli inizi

Sfiora la Serie A praticamente all’esordio, quando sotto la guida di Capello al Milan vince uno scudetto con sole due presenze, vola verso la sponda biancorossa di Londra, dove farà la storia del club.

Con Emanuel Petit forma un centrocampo iconico e con la fascia da capitano al braccio Patrick Vieira trascina i Gunners alla conquista di tre scudetti, quattro F.A. Cup e quattro Charity Shield.
È lo storico Arsenal di Arsene Wenger, e Patrick ne rappresenta appieno lo spirito: a volte non leggiadro, ma sempre cinico e combattivo.

Una carriera di sacrifici che lo porta a vincere il Mondiale del 1998 e l’Europeo del 2000.

Con l’Arsenal è un amore che non verrà mai scordato: 407 partite, 37 gol e il posto numero cinque tra i migliori giocatori di sempre dei Gunners.

Il passaggio alla Serie A

Nell’estate 2005 passa alla Juve e la musica non cambia: gol nel Trofeo Berlusconi, gol alla seconda in campionato contro l’Empoli.
Fa innamorare i bianconeri con il suo atletismo e il suo non tirare mai indietro il piede.
Poi Calciopoli, l’addio, il rifiuto di giocare in Serie B.

La Juve nella quale sono stato io è una delle squadre più forti nelle quali abbia mai giocato e il mio anno a Torino è stata un’esperienza molto positiva. Me ne sono andato dopo un solo anno perché non volevo rimanere in Serie B. Mi è dispiaciuto, ma questa è la vita di un calciatore. Quella stagione in bianconero, però, è stata davvero bella.

Patrick Vieira

Passa all’Inter dove starà quattro anni prima di chiudere la carriera al City, anche qui l’esordio è da sogno: finale di Supercoppa contro la Roma e due reti che permettono ai nerazzurri di vincere il trofeo, un bel biglietto da visita.
Gli infortuni condizioneranno la sua esperienza all’Inter, che si chiuderà comunque con 91 presenze, 9 reti e tre scudetti.

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L’uomo oltre il calciatore

Oltre al calciatore c’è l’uomo, Vieira è sempre stato sensibile a temi come il razzismo e comunque legato alla sua nazione d’origine, il Senegal, per il quale ha sempre fatto molto e lo ha raccontato con orgoglio, dimostrando di essere un gigante dal cuore d’oro.

Ho aperto una scuola a Dakar, assieme a Bernard Lama e Jimmy Adjoviboco, dove i ragazzini sono impegnati al 70% con le lezioni e il 30% con il calcio. L’ho fatto, perché il nostro sport in Africa è una vera passione, è il sogno di ogni bambino, ma sappiamo bene quanto sia difficile affermarsi a certi livelli. Il mio obiettivo è che, parallelamente al sogno del calcio, gli allievi della mia scuola sognino di diventare professori, dottori, ingegneri, giornalisti. Ci sono insegnanti che vengono appositamente da fuori per far loro lezione, per farli appassionare anche ad altre cose che non siano un pallone da calcio. Se poi nel loro futuro ci sarà una carriera come la mia, bene, altrimenti ho la speranza che ci sia qualcos’altro e il nostro sport è sicuramente una leva importante per orientarli anche verso altri interessi. Io mi informo sempre di come vanno le cose laggiù, anche se a causa dei miei impegni calcistici non è facile essere presente, ma seguo con passione l’evolversi di questa struttura che presto sarà ultimata in tutte le sue parti, ma che lavora già a pieno ritmo da oramai due anni.

Patrick Vieira

Nel prossimo turno, nel Derby d’Italia tra Juve e Inter, non si può non pensare a Vieira, un gigante dal cuore d’oro.