Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content

Quanti ritorni in serie A: non c’è solo Lukaku!

Quando i grandi campioni scelgono il ritorno sui propri passi: Lukaku non è certo il primo!

“Certi amori non finiscono, fanno giri immensi e poi ritornano” cantava qualche anno fa Antonello Venditti in una delle sue canzoni più fortunate che sembra calzare a pennello anche quando si parla di calciomercato, specie negli ultimi -tormentati- anni. Campioni che se ne vanno dalle loro squadre per accettare ingaggi ben superiori ma che, arrivati alla prova del nove, sono costretti ad ingranare la retromarcia, cospargersi il capo di cenere e andare a Canossa, pietendo di ritrovare il posto nelle loro vecchie squadre. Sarà l’aria di casa, sarà l’alchimia che si crea col gruppo, sarà quello che volete, ma è provato che certi calciatori rendano al meglio solo in determinati contesti o, per dirla ‘calcisticamente’, con determinate maglie addosso. Andiamo a scoprire chi sono i grandi campioni che, a pochi mesi dall’addio, hanno scelto di tornare sui propri passi…



Lukaku-Inter

Non si può non partire dall’ultimo caso in assoluto, quello di Romelu Lukaku, fuggito a Londra per “giocare nella squadra del proprio cuore” nell’agosto 2021, forse spaventato anche dall’addio all’Inter del suo mentore Antonio Conte, e tornato indietro meno di 12 mesi dopo in seguito ad una trattativa da lui personalmente condotta in cui ha scelto di rinunciare al 35% del suo compenso. Bene per tutti, tranne forse per il Chelsea, che aveva pagato 115 milioni il suo cartellino la scorsa estate e ora se ne sbarazza (in prestito) per 8 milioni più di 2 di bonus. Non esattamente una grande operazione…

Ibrahimovic-Milan

Di squadre, in carriera, ne ha cambiate veramente tante, ma solo in una ha deciso di ritornare. Che il legame tra Zlatan Ibrahimovic e il Milan fosse speciale lo si era capito già quando Galliani, nell’estate del 2010, tornò da un viaggio a Barcellona con lo svedese in valigia tra il tripudio generale. Con Ibra il Milan ha vinto il suo ultimo Scudetto nel 2011, grazie al ritorno di Ibra è tornato sul tetto d’Italia, undici anni dopo. Poco altro da aggiungere se non che, nonostante i 40 anni suonati, Ibra è stato determinante nella gestione e nella maturazione di un gruppo giovane, diventato Campione d’Italia contro ogni pronostico.

Bonucci-Juventus

La storia di Leonardo Bonucci è quasi paradossale: il centrale bianconero decise di lasciare la Juventus a causa di qualche dissidio con Massimiliano Allegri (che lo relegò in tribuna nella sfida di Champions contro il Porto), sposando il progetto del nuovo Milan nell’estate del 2017. Solo che le cose, per i rossoneri di Yonghong Li, sono andate come sappiamo: Bonucci senza neanche pensarci troppo dopo una sola stagione ha fatto il diavolo a quattro pur di tornare sui propri passi e ritrovarsi ancora alle dipendenze di Allegri, chiedendo scusa al suo allenatore e, soprattutto, ai tifosi bianconeri, che aveva provocato dopo aver segnato un gol allo Stadium con la maglia del Milan…

Kakà-Milan

Se n’era andato tra le lacrime (sue e dei tifosi) nell’estate del 2009, quando il Milan di Berlusconi fu costretto a sacrificare la sua classe per mere esigenze di bilancio. Solo che, lontano da Milanello, Kakà si è perso, forse soffocato dalle troppe aspettative e da uno spogliatoio pieno di campioni ma così diverso dalla famiglia rossonera. Fatto sta che, al Real Madrid, del Pallone d’Oro che aveva trascinato il Milan alla sua settima Champions, neanche l’ombra. Inevitabile progettare dunque il ritorno, avvenuto -dopo anni di infortuni e tante panchine- nel 2013/14, tra il tripudio del popolo rossonero, che ha rivisto sprazzi del suo campione.

Shevchenko-Milan

Prima di Kakà fu Sheva il grande ritorno sognato dai tifosi rossoneri. Proprio lui, l’eroe della Champions vinta a Manchester contro la Juventus nel 2003, lasciava Milanello per esigenze familiari, diventando uno dei primi grandi colpi del Chelsea dell’amico Roman Abramovic. Mai scelta fu più sbagliata. L’esperienza inglese di Sheva fu un semplice disastro tra compagni che non gli passavano il pallone e un ambiente che divenne presto ostile, identificando l’ucraino come “il favorito del Presidente”. Così, dopo due anni deludenti all’ombra del Big Bang, l’altrettanto deludente ritorno in rossonero, per una sola stagione, tutt’altro che esaltante, segnata da problemi fisici e appena due reti, una in Coppa Uefa contro lo Zurigo, e l’altra in Coppa Italia contro la Lazio.