Chi dice che la penna di un giallista debba narrare necessariamente le vicende di assassini e poliziotti? Prendete Maurizio De Giovanni, lui ha saputo descrivere meglio di ogni altro l’atmosfera e le emozioni della madre di tutte le partite: ecco Napoli-Juve secondo il celebre scrittore partenopeo…

Noi contro di loro

Stringendosi la mano a centro campo, le due squadre manifestavano già prima di tirare il primo calcio le differenti caratteristiche. Loro belli, alti, simili nel fisico e nel tratto: Tacconi, Manfredonia, Cabrini, Serena, Laudrup. Magri, sereni, sciolti e tranquilli. E per di più, con la scritta “Ariston” sulla maglietta, in greco il meglio, e ti pareva. Un motto, più che una marca di cucine. Noi, invece, “Buitoni”. Ci avrebbero cotti aglio e olio, come fanno le cucine con gli spaghetti, disse Raffaele Cassandra con voce cavernosa, facendo riferimento ai due sponsor come se si trattasse di due gesti della morra cinese. Non lo degnammo di uno sguardo. I nostri, invece: Garella sembrava un orango, senza collo sotto una massa di capelli da strega. De Napoli aveva la faccia della befana. Bagni, con le sue gambe a tunnel. Bruscolotti, con la mascella degna di uno studio del Lombroso. Sola, un nome una garanzia, sembrava uscito dal pennello di Arcimboldo, il pittore che assemblava i volti con i fiori e la frutta: in questo caso avrebbe usato gli ortaggi. Quanto a Lui, be’, era come al solito: slanciato, biondo e con gli occhi color del cielo. E alto due metri. E col mantello a coprire le ali.