La rinascita di Alvaro Morata. Il centravanti spagnolo ha letteralmente ritrovato se stesso grazie al ritorno nella sua Madrid, questa volta sponda Atletico. Archiviata l‘infelice parentesi al Chelsea, l’ex attaccante della Juve e del Real Madrid è tornato ad essere decisivo grazie a ciò che sa fare meglio: i gol. E lo ha fatto con la maglia della squadra per cui ha sempre tifato, sognando un giorno di calcare l’erba dell’Estadio Vicente Calderón.

Baby Alvaro in completo colchonero

I numeri della rinascita

Cinque reti in dieci partite di Liga, due in tre di Champions. Morata è tornato ad essere l’attaccante che ogni allenatore vorrebbe avere a disposizione per compiere il salto di qualità in avanti. Tutta un’altra vita rispetto all’anno e mezzo in chiaroscuro tra le fila del Chelsea, dove il puntero spagnolo aveva letteralmente smarrito se stesso, dentro e fuori dal rettangolo verde.

Al Chelsea non ero felice

E a spiegare lo scarso rendimento nella sua esperienza Blues ci ha pensato lo stesso Morata nel corso di una lunga intervista:

Non avevo voglia di fare niente, neanche di uscire di casa. L’unica cosa che avevo in mente era di andare ai Mondiali, giocare per essere felice. Ma ero tutt’altro che felice… 

Troppa pressione a Londra

Tra le varie motivazioni che hanno frenato il Morata di Londra, la troppa pressione ha avuto senz’altro un ruolo di primo piano:

Se ho mai pensato al ritiro? No, però ho preso in considerazione la possibilità di andare lontano, senza la pressione di dover vincere ogni domenica…”.