Vincere un derby è sempre speciale, ma farlo in rimonta è ancora più bello. Chiedere per informazioni a Clarence Seedorf, non solo grande ex, ma anche match winner di una delle stracittadine più ricche di emozioni di sempre: la numero 257 della storia…

Clarence, il grande ex

Clarence Seedorf arrivò in rossonero nell’estate del 2002, accompagnato da un certo scetticismo dei tifosi rossoneri, contrariati all’idea di cedere Francesco Coco (promettente terzino, considerato ai tempi l’erede designato di Paolo Maldini) e di ingaggiare al contempo un ex interista. Uno scambio che, all’epoca, l’opinione pubblica aveva bollato come una grande operazione dei dirigenti nerazzurri: la storia, però, dirà che nel centrocampo a tre di Carlo Ancelotti, Seedorf raggiungerà quella maturità calcistica che lo consacrerà nel pantheon del calcio mondiale.



“I campioni dell’Europa siamo noi!”

Il Milan di Ancelotti affronta la stagione 2003/04 con la Champions League e la Coppa Italia in bacheca: sono passati appena pochi mesi dall’impresa di Manchester, dove i rossoneri superarono in finale la Juventus grazie al rigore di Shevchenko, e i tifosi milanisti sono ancora in estasi. Tanto che, ad ogni occasione, a San Siro risuona il coro più dolce di tutti:

Siamo noi, siamo noi: i campioni dell’Europa siamo noi!

Rinforzare la squadra più forte d’Europa è sempre difficile perchè -per citare Adriano Galliano- “sono gli altri a doversi rinforzare per arrivare al nostro livello“. Però, su un telaio già di primo piano, i rossoneri innestano tre giocatori che si riveleranno decisivi per la stagione: i due terzini Cafu e Pancaro (entrambi parametri zero e considerati ‘bolliti’ dall’opinione pubblica) e il giovane semi-sconosciuto Ricardo Kakà, scommessa personale di Leonardo, prelevato dal San Paolo per 8 milioni di euro. Per il resto, mercato chiuso. Anzi, blindato, per parafrasare un’altra volta l’allora ad rossonero…



Missione Scudetto

Dopo aver conquistato l’Europa, l’obiettivo dei rossoneri è chiaro: riportare all’ombra della Madonnina un Tricolore che manca dall’impresa del 1999 targata Zaccheroni. C’è poi anche la voglia di rivincita di Carlo Ancelotti che, da allenatore bianconero, vide sfumare il Tricolore al fotofinish sotto la pioggia di Perugia e cerca il riscatto personale. Questa volta con i suoi colori sulla divisa. Per conquistare l’obiettivo, il Milan dovrà duellare a lungo con la Roma di Fabio Capello, squadra tosta e quadrata, arresasi solo dopo lo scontro diretto di San Siro, vinto dai rossoneri grazie al gol Scudetto di Shevchenko.



Un derby in salita

Il 21 febbraio 2004, Milan e Inter si sfidano per il derby della Madonnina numero 257 della storia: la pioggia che bagna San Siro è un brutto presagio per Carlo Ancelotti, che -in effetti- al di là del risultato finale, sarà atteso da una serata difficile. Il tecnico emiliano decide infatti di optare per uno schieramento ‘ad albero di Natale’, con Kakà e Rui Costa trequartisti dietro all’unica punta Shevchenko. Una scelta che manderà su tutte le furie il Presidente Berlusconi, convinto sostenitore delle due punte sempre e comunque. E, proprio come a Lecce la settimana prima (dove i rossoneri pareggiarono 1-1), la scelta di Ancelotti si rivelerà sbagliata: dopo 45 minuti i nerazzurri sono in vantaggio per 2-0 grazie alle reti di Stankovic e Cristiano Zanetti. Con una sconfitta nel derby, i rossoneri vedrebbero la Roma avvicinarsi pericolosamente a -2…



Due punte e…rimonta!

La svolta però, arriva nell’intervallo, quando Ancelotti sceglie di accontentare il presidente Berlusconi: fuori un trequartista (Rui Costa) e dentro un’altra punta (Tomasson). Sarà scacco matto. L’ingresso del danese sortisce subito effetto e, dopo 11 minuti, lo Scorpione Bianco insacca in rete una respinta corta di Toldo per il 2-1. E’ il gol che riaccende la speranza: il Milan ora ci crede e aggredisce subito l’Inter che batte il calcio d’inizio. Kakà avanza palla al piede sulla trequarti, ha spazio e prende la mira: è 2-2! In due minuti il Milan ha rimesso in piedi un derby che sembrava ormai perso. Ma gli dei del calcio non sono ancora sazi: manca il coup de théâtre. Le squadre si danno battaglia a metacampo, ma il Milan è decisamente più in palla, anche per l’inerzia positiva della rimonta. Per vincere serve però la zampata del campione che entrambe le squadre, stanche per la battaglia sotto la pioggia, non sembrano in grado di trovare.



E poi alla fine arriva…Clarence!

E poi alla fine arriva Clarence, per citare un noto telefilm: l’olandese è un leader dello spogliatoio rossonero e sa quanto una vittoria potrebbe cambiare la stagione. Così, noncurante dei possibili fischi e, soprattutto, degli sfottò dei suoi ex tifosi, prova la classica giocata del campione, quella costantemente in bilico tra la magia e la figuraccia: Seedorf riceve palla ai 35 metri, si accentra e…ci prova. La palla assume una traiettoria assurda, tagliata, rapidissima: qualcuno ha la netta sensazione che Eolo, signore dei venti, la aggiusti con il suo soffio magico. Vero o falso che sia, Toldo non ci arriva. E’ il gol del 3-2, quello che decide il derby, quello che lancia il Milan verso il suo 17esimo Scudetto e che rispedisce la Roma a -5. San Siro è una bolgia di tifosi rossoneri: Seedorf, con il più classico dei gol dell’ex, riscrive la storia della stracittadina numero 257.



“Il mio derby più bello”

Seedorf è uno che di derby ne ha giocati tanti. Tra Olanda, Spagna e Italia, il Professore è salito in cattedra parecchie volte nel corso delle stracittadine. Eppure le emozioni che ha provato quella sera del 2004 sono ancora vivissime nei suoi ricordi, come ha confessato in una recente intervista:

Derby? Per me è molto facile trovare il più bello. Ce n’è stato uno in cui abbiamo vinto 3-2 in rimonta con mio gol. Ho deciso di calciare in quel modo da quando ho stoppato il pallone prima di accentrarmi. Da lì ho lasciato andare il tiro e per fortuna Kakà è stato bravo ad abbassarsi. Perché mi sarei arrabbiato molto se me l’avesse fermato. Sento spesso Toldo, che era in porta in quella partita e ogni tanto ci prendiamo in giro

E chissà se anche Toldo è tra quelli che credono che quel tiro sia stato deviato dall’intervento di Eolo, signore dei venti…