Quando David Beckham firmò per il Milan, nell’ottobre del 2008, in molti pensarono al classico matrimonio d’interessi tra due brand internazionali in cerca di rilancio. L’età avanzata del calciatore e il contratto valido solo pochi mesi sembravano i presupposti perfetti per un’operazione di marketing, più che per un colpo in sede di calciomercato. Ma il campo è sempre galantuomo e lo Spice Boy ha subito spazzato via, con le sue pennellate, critiche e perplessità dei più scettici…

Attrazione fatale

Beckham era già stato vicino ai rossoneri nei primissimi anni 2000, quando era all’apice del successo e nel pieno della sua maturità calcistica: le prime crepe nel rapporto tra lo Spice Boy e Sir Alex Ferguson portarono Ariedo Braida, all’epoca d.s. milanista, a sedersi al tavolo della trattativa nell’estate 2000: troppi però i 120 miliardi di lire chiesti dai Red Devils per liberare il proprio gioiello, e neanche l’intervento degli sponsor e la promessa di un ruolo televisivo per la moglie Victoria riuscirono a garantire la fumata bianca ad una trattativa complicatissima. Quel che è certo è che tra Beckham e Milano, capitale della moda, era già nato quel feeling che sarebbe poi riesploso anni dopo, con la sapiente regia di Adriano Galliani.

Un’operazione ‘alla Galliani’

E proprio l’ex amministratore delegato rossonero è il deus ex machina dello sbarco a Milano di Beckham: Galliani tratta con i Los Angeles Galaxy (club proprietario del cartellino dell’inglese) e si inventa un prestito che coincide con la pausa del campionato americano, valido inizialmente dal 1 gennaio al 9 marzo. A caldeggiare l’operazione è anche Fabio Capello, c.t. dell’Inghilterra desideroso di trovare Beckham in forma smagliante in vista dei campionati europei. E così sarà, anche perchè Beckham e il Milan otterranno dai Galaxy un ulteriore prolungamento della durata del prestito fino a fine stagione. Decisiva la volontà del giocatore, come confessato da Adriano Galliani in sede di presentazione:

Pochi giocatori hanno rinunciato a una montagna di soldi, Beckham è uno di questi. Beckham è uno dei pochi giocatori che esprimono in maniera tangibile l’affetto e l’attaccamento ad una società



“Un sogno essere al Milan”

Lo stesso Beckham, sciarpa rossonera al collo, si dimostra subito determinato a godersi fino in fondo l’avventura italiana, palesando un’umiltà che in pochi si sarebbero aspettati da un’icona mondiale:

Buonasera, grazie di cuore al Milan: amo la Italia e sono felice di essere qui con voi. Venire qui era un sogno, ora sta diventando realtà: cercherò di essere il miglior professionista possibile. Sarà un piacere condividere lo spogliatoio con giocatori del calibro di Kakà, Ronaldinho o Maldini. Spero di essere più che utile, ma non pretendo di prendere in mano la situazione sin dall’inizio



La prima pennellata a San Siro

Dai microfoni della conferenza stampa all’esordio in rossonero (l’11 gennaio contro la Roma) non passano che pochi giorni. Un paio di partite d’ambientamento e lo Spice Boy trova subito il suo primo gol rossonero al Dall’Ara, chiudendo sul 4-1 la trasferta contro il Bologna. Ma un gol a San Siro ha un sapore decisamente speciale per chi alla Scala del Calcio aveva giocato, fino a pochi giorni prima, soltanto da avversario. E allora il 28 gennaio 2009, Beckham sceglie il Genoa per regalarsi anche questa piccola gioia, con una delle sue skill più apprezzate: il calcio di punizione. E’ il 33esimo quando Becks sistema con cura il pallone sul lato sinistro dell’area di rigore e alza subito la testa per squadrare la porta. Tutti si aspettano un cross, ma lui già s’immagina correre a braccia larghe sotto la Curva Sud. La sua parabola è una sentenza: il destro valutato dello Spice Boy accarezza il pallone quel tanto che basta per scavalcare la barriera e beffare il pallone sul primo palo. San Siro esplode di gioia per la prima pennellata di Sir David. Fabio Capello, presente in tribuna, si lascia andare ad un raro sorriso mentre, qualche seggiolino più in là, a rubare la scena sono le urla di gioia di un incontenibile Adriano Galliani.



No Beckham, no party!

Il gol di Beckham sblocca una gara complicata, che il Milan non riesce però a chiudere: le due traverse centrate da Pirlo sono il presagio che qualcosa potrebbe andare storto e, infatti, a due minuti dalla fine il Genoa trova il gol del pareggio con Diego Milito, che finalizza a porta vuota un’azione sull’asse Palladino-Biava. La beffa arriva qualche minuto dopo l’uscita dal campo (sottolineata dalla standing ovation di San Siro) del numero 32, decisamente il più convincente tra i rossoneri.



“Ecco perché il Milan è leggenda”

Un legame speciale, quello tra Beckham e il Milan, che avrebbe portato l’inglese -una volta terminato il prestito- a fare di tutto per ritornare in rossonero. Cosa che avverrà, puntualmente, l’anno successivo, anche se un grave infortunio rovinò la seconda esperienza di Beckham in rossonero. Il Milan però è rimasto nel cuore dell’ex centrocampista inglese che, nel corso di una recente intervista, aveva ricordato così i suoi trascorsi a Milanello:

Il Milan è una squadra incredibile. Ti accorgevi di essere arrivato in una squadra di marziani quando, in allenamento, Maldini cominciava la classica corsetta dopo il torello e il silenzio piombava su tutto il gruppo. Di lì in poi era tutto altamente professionale, si lavorava senza fermarsi un attimo. Non mi sono mai allenato così bene in carriera. Un’intensità fuori dal normale. Si scherzava e rideva solo quando si rientrava negli spogliatoi per la doccia. Queste cose rendono un Club vincente e leggendario come il Milan