Non è tipo da avere peli sulla lingua, Sinisa Mihajlovic. L’allenatore del Bologna traccia un bilancio della sua carriera di allenatore ai microfoni del Corriere dello Sport e non risparmia qualche frecciata a chi, in passato, non ha creduto in lui…



“Milan, perché quell’esonero?”

Il grande rimpianto della carriera di Sinisa è quella finale di Coppa Italia conquistata sulla panchina del Milan ma che non è mai riuscito a giocare a causa dell’esonero in favore di Christian Brocchi, poi sconfitto dalla Juve. Queste le sue parole:

Non ho mai capito perché il Milan mi abbia esonerato: ero quinto o sesto e in finale di Coppa Italia. Con quella squadra, che del Milan portava solo il nome, non si poteva fare di più. La stagione seguente ne cambiarono nove su undici. Unici sopravvissuti, quelli che avevo lanciato io, Donnarumma e Romagnoli. Rimpianti? Né delusioni, né rimpianti. Perché non ero io a controllare la situazione, la scelta non fu mai mia. I rimpianti, poi, non servono a niente. Io ho preso il Milan sbagliato, ma come si fa a dire no al Milan?



“Juve? Ca**i loro!”

Dall’esonero del Milan all’accordo, sfumato in extremis, con la Juventus: era infatti Mihajlovic il nome scelto dai dirigenti bianconeri in seguito all’addio di Antonio Conte. Poi però, le cose sono andate diversamente. Il perché non è chiaro nemmeno a Sinisa:

C’era l’indecisione di Conte: la società non voleva esonerarlo e lui prima se ne era andato e poi ci aveva ripensato. Ad ogni modo ca**i loro. In quel momento erano liberi Allegri, Mancini e Spalletti, ma la Juve aveva scelto me. Con la Samp avevo fissato una data entro la quale avrei dovuto dare una risposta definitiva e visto che con la Juve si andava per le lunghe rispettai la parola e firmai per un altro anno con Ferrero. Sono come la bella Cecilia, tutti lo vogliono e nessuno lo piglia. Ogni tanto penso che se fossi andato alla Juve qualcosa avrei vinto anch’io, tu che dici?