Durante il riscaldamento di Atalanta-Inter, a un certo punto, ci prende un colpo: Lautaro Martinez detto il Toro, si tocca una coscia nella parte posteriore e fa una smorfia. “Ecco, mannaggia la miseria, s’è fatto male”. La smorfia continua e noi andiamo avanti a macinare pensieri: “Con Lukaku a mezzo servizio e Sanchez pure, qui sono guai grossi…”. Poi, per fortuna, l’allarme rientra: l’altoparlante annuncia le formazioni, il Toro c’è, inizia la partita e lo vedi che è ben presente. Il ragazzo scatta, prende falli, li fa, all’occorrenza si incazza, ha lo sguardo di chi non ha paura di nient.

Ritorno al gol

Lautaro Martinez è una delle poche buone notizie di questo complicato momento interista, quello dei troppi pareggi e delle poche vittorie (una nelle ultime partite disputate): a Bergamo ha segnato un gol assai prezioso, a Madrid in Champions ha fatto quello che ha fatto (molto). I media spagnoli lo hanno celebrato, soprattutto quelli di Barcellona. Guarda un po’ che caso…

Lautaro Martinez è il volto della vecchia Inter contiana, quella che c’era fino a tre mesi fa, mica nel Paleozoico, quella dei giocatori con la bava alla bocca dal primo al novantesimo minuto, quella che ci aspettiamo di rivedere al più presto perché, sia chiaro, quella della bava alla bocca è l’unica strada che si può percorrere per provare a vincere il tricolor.

Atteggiamento giusto

Lautaro Martinez è un signor giocatore – e questo è chiaro persino a mia nonna – ma anche un signor professionista: nei mesi del corteggiamento spagnolo è rimasto in religioso silenzio, ora che è stato fatto il suo nome perché “il suo contratto va rinnovato!” ha fatto sapere tramite il suo agente che “nessuno ha chiesto niente, Lautaro è felice e va bene così”. Sarà anche una mezza verità, ma è il comportamento giusto in questo sbagliatissimo momento storico.

Lautaro Martinez è il numero 10 dell’Inter e si vede che è felice di esserlo. Nessuno può sapere se questo amore durerà un anno, due o cento, ma tutti sanno che di lui ci si può fidare. Ha passato qualche settimana ad arrancare in campo, gli hanno detto “hai la testa altrove”, ha persino preso a calci una panchina perché la palla proprio non voleva entrare, ma non gli è mai uscita una parola sbagliata dalla bocca. Ed è tornato in campo, ed è tornato a fare quello che ben sa fare: giocare a calcio e fare gol.

L’Inter in difficoltà deve ripartire dal suo volto, quello di un ragazzo a cui compare una smorfia in faccia a pochi minuti da Atalanta-Inter, ma se ne fotte del dolore e scende in campo per dare il massimo dal primo all’ultimo minuto. Prendere esempio.