Ci siamo, stiamo finalmente chiudendo un 2020 che non ci scorderemo mai e che allo stesso tempo speriamo di non dover mai più rivivere. È stato un anno terribile, un anno in cui l’imprevedibilità ha preso possesso del mondo nella sua forma più disorientante. Ovviamente anche dell’universo del calcio, che si è fermato, ha cambiato le proprie regole, ha dovuto fare dei compromessi difficilissimi come quello di negare alla gente la possibilità di goderselo dal vivo. Ma il calcio, come tutti noi, non si è arreso. Non è stato sconfitto. Ha ricominciato, seppur con gravi difficoltà che si ripercuoteranno ancora per tanto tempo a venire. Ma ha mantenuto accesa la sua fiamma.

Per questo, per scacciare questo 2020 infausto e approcciarci al 2021 con la spinta di chi non molla, vi voglio proporre una Top XI. Vi voglio presentare una super squadra fatta dai migliori giocatori del calcio internazionale di questi primi mesi di stagione. Una squadra vera, con anche un senso tattico. Una formazione che possa scendere in campo ed esaltarci. Ho escluso i giocatori della Serie A, ma non ho considerato solo quelli dei cosiddetti principali campionati europei. Ho piazzato qualche sorpresa, e logicamente ho dovuto fare qualche esclusione dolorosa. Ragionateci, discutete, ma prendetelo per quello che è: un giochino divertente, per sorridere alla fine di un anno tristissimo e immaginare un futuro in cui la fantasia e l’allegria torneranno a farci volare. Buon 2021 di cuore cari amici, ecco la mia Top XI internazionale.

In porta…

Il modulo è un 4-3-3, e come vi dicevo non è semplicemente una parata di stelle, bensì una formazione che potrebbe tranquillamente stare in campo:

Jan Oblak – In porta piazzo il Superman sloveno dell’Atletico Madrid, che non solo è il portiere meno battuto della Liga ma di tutti i campionati europei di rilievo: ha subito solo cinque reti in tredici partite di Primera Division e ha tenuto la porta chiusa in nove di queste, compiendo trentanove interventi e parando l’88% dei tiri che ha ricevuto. Numeri che di per sé risultano sovrumani, ai quali vanno aggiunte le immagini delle parate spettacolari a cui ormai ci ha abituato da anni, che ne fanno se non il miglior portiere al mondo sicuramente uno dei primi due o tre.

Un esperto e 3 rivelazioni?

James Tavernier – Come terzino destro ecco quella che potrebbe risultare una sorpresa, ma solo per chi non segue molto il calcio estero, perché il ventinovenne dei Glasgow Rangers James Tavernier è praticamente diventato una figura cult. Inglese dello Yorkshire, cresciuto nel Newcastle e passato attraverso una lenta maturazione nelle divisioni inferiori del calcio di Sua Maestà, nel 2015 ha scelto di varcare il confine e di votarsi alla causa dei Rangers, ancora invischiati nella risalita dagli inferi. E quest’anno è diventato un protagonista clamoroso anche in ambito internazionale risultando il difensore più prolifico del continente, se considerate che fra campionato scozzese (dove la sua squadra domina e oltretutto ha subito solo cinque reti in venti partite disputate) ed Europa League ha messo insieme la stratosferica cifra di tredici gol più nove assist in ventisei presenze. Numeri da bomber, per il terzino che non può mancare nella mia Top XI.

Ruben Dias – È stato uno dei colpi di mercato più onerosi di un’estate non propriamente spendacciona, e la sensazione è che il Manchester City prendendo Ruben Dias dal Benfica abbia risolto un problema atavico, perché non solo il classe ’97 portoghese si è calato immediatamente nelle dinamiche della nuova squadra senza soffrire il salto in alto, ma ha anche migliorato il rendimento di alcuni compagni di reparto come ad esempio Stones, che da diverso tempo non agiva a questi livelli. Per il City permangono dei problemi, non più però quello di una difesa che risulta la migliore del campionato inglese e che con lui in campo nel 2020 in Premier ha subito solo sei gol in dodici gare, mentre senza di lui ne ha incassati diciotto in venti.

Sergio Ramos – Qui entra in ballo anche un discorso di gusti personali: se mi dicessero di allestire la squadra per giocarmi la partita della vita, darei ad occhi chiusi la fascia di capitano a Sergio Ramos, che in termini di leadership e di mentalità vincente rimane a mio modo di vedere il numero uno al mondo. Ma non è solo questo. Non sono solo i suoi colpi di testa, i suoi calci piazzati o i suoi recuperi da grande condottiero. È l’importanza che Sergio Ramos assume anche nello sviluppo del gioco, perché in un calcio in cui la costruzione dal basso è sempre più basilare la qualità del piede del Gran Capitàn madridista è un (altro) fattore che fa sempre la differenza.

Angeliño – Anche a sinistra schiero un terzino di spinta, di qualità e con diverse soluzioni nei piedi, ovvero Angeliño, il classe ’97 spagnolo di proprietà del Manchester City ma in prestito al Lipsia per la seconda stagione consecutiva. Colui il quale può essere definito senza troppe esagerazioni come il miglior laterale mancino della fase a gironi di Champions League. L’esplosione di Angeliño era già stata annunciata nella scorsa stagione ma quest’anno è diventata addirittura prorompente: tre gol e tre assist nelle sei partite della fase a gironi di Champions sono stati un carburante fondamentale per permettere alla squadra di Nagelsmann di sovrastare il Manchester United qualificandosi agli ottavi in un girone di ferro, quattro centri e due passaggi vincenti in dodici partite di Bundesliga addirittura una chiave per sognare il titolo. Il tutto senza dimenticare di difendere, perché in tutto ciò Angeliño fa anche parte della difesa meno battuta del massimo campionato tedesco.

In mediana

Joshua Kimmich – Per dare equilibrio a un centrocampo di fantasia scelgo Joshua Kimmich, rinunciando alla forte tentazione di piazzare Casemiro, che nella mia concezione rimane il mediano più forte del mondo e un giocatore letteralmente insostituibile sia per il Real Madrid che per la Nazionale brasiliana. Però ho deciso di premiare lo straordinario giocatore del Bayern Monaco, che nonostante l’infortunio che lo ha tenuto fuori per quasi un mese e mezzo ha dato ancora una dimostrazione di favolosa evoluzione. Dopo aver vinto tutto nella scorsa stagione giocando per lo più da terzino destro (almeno nella cavalcata finale europea), Kimmich quest’anno è tornato a giocare esclusivamente in mezzo al campo, facendo dimenticare immediatamente la partenza di Thiago Alcantara, integrandosi con Goretzka in una coppia che rasenta la perfezione e mettendo al servizio della squadra riscontri da risolutore, se consideriamo che in undici presenze stagionali fra Bundesliga, Champions League e Supercoppe ha messo a referto due gol e ben otto assist.

Pedri – Vedere un ragazzo nato nel novembre del 2002 arrivare nel peggiore momento della storia recente del Barcellona e mettersi una delle maglie più pesanti al mondo con questa naturalezza e questa immediata continuità di rendimento è qualcosa che di per sé strabilia, ma poi – oltre a una personalità da veterano – c’è il calcio che offre il diamantino Pedri… un compendio di giocate artistiche ma sempre funzionali, un’adattabilità innata a giocare da mezz’ala come da trequartista, da esterno tattico come da interno puro. È stata la più incredibile rivelazione degli ultimi mesi, e la sensazione è che Pedri abbia appena cominciato.

Bruno Fernandes – Il Manchester United continua ad essere qualcosa di enigmatico, ma c’è un fattore che ha illuminato il 2020 dei Red Devils, ed è stato lo sbarco a Old Trafford di Bruno Fernandes. Parliamo forse dell’ultimo esponente della tradizione classica dei trequartisti, anche se il portoghese interpreta il ruolo di “numero 10” con vocazione moderna, cucendo sì il gioco e sublimandolo ma soprattutto piazzando riscontri concreti: quattordici gol e otto assist in ventuno presenze fra Premier League e Champions League, compreso quello che ieri sera ha permesso a Rashford di infilare a tempo scaduto il Wolverhampton. La dimostrazione più chiara che la specie dei fantasisti non si estinguerà mai.

Tridente stratosferico

Mohamed Salah – Sull’estremo destro d’attacco ci va obbligatoriamente il capocannoniere della Premier League: Momo Salah rimane il principale braccio armato di un Liverpool che, nonostante gli scossoni iniziali e la sensazione che la pancia potesse essere un po’ piena, ha ripreso a cannibalizzare il campionato inglese. Tredici firme per l’egiziano e anche tre assist, un gol segnato ogni novanta minuti in campo nella principale competizione domestica e la capacità di mettere in porta due tiri su tre. Senza lasciare da parte i tre gol piazzati in Champions League. Semplicemente straordinario

Robert Lewandowski – Le cifre realizzative più incredibili del calcio europeo le sta fornendo ancora una volta Robert Lewandovski, che ricorderà il 2020 come l’anno in cui ha vinto tutto con il club ma niente a livello individuale, visto che solo quanto successo (extracalcio) nella globo gli ha tolto il Pallone d’Oro e Ciro Immobile la Scarpa d’Oro. Probabilmente per questo ha deciso di provare a superarsi per non avere alcun rimpianto nell’anno venturo. Il bomber del Bayern ha segnato diciassette reti in dodici partite di Bundesliga e tre in quattro di Champions League: la media dice che può puntare a superare anche i trentaquattro centri del campionato scorso che rappresentano il suo record personale. Direi che non serve aggiungere altro…  

Son Heung-Min – Sul versante sinistro del tridente piazzo Son, senza neanche pensarci su troppo. L’unico rammarico è quello di non poter schierarlo in coppia con Kane, visto che l’inglese e il coreano del Tottenham hanno stabilito ormai una delle partnership più efficaci e prolifiche del calcio mondiale. Ma se per Harry Kane la concorrenza di Lewandowski risulta spietata, Son invece può prendersi una maglia in questa Top XI grazie a numeri da capogiro: in Premier League ha segnato undici volte (più di lui solo Salah) e ha abbinato anche quattro assist, mantenendo l’83% di precisione nei passaggi e l’80% nei tiri. Aggiungerei che fra i suoi undici centri ne troviamo sei segnati di destro, quattro di sinistro e anche uno di testa. Campionario completo per l’uomo che ha chiuso l’anno vincendo anche il Premio Puskas, quello riservato al gol più bello che si è pienamente meritato con quella cavalcata maradoniana contro il Bunrley. Eh sì, citare Diego Armando Maradona era quantomeno doveroso per chiudere l’anno che l’ha portato eternamente nell’olimpo del calcio.