Finalmente, questa settimana, si torna a giocare. Nel weekend, sperando ardentemente che nel frattempo non sopraggiungano nuove problematiche, ripartirà il primo dei grandi campionati europei: sarà la Bundesliga a fare da apripista, confermando come (duole dirlo, ma è così…) la Germania sia la Nazione più organizzata del continente sotto tutti i punti di vista. E oltre a darci un tangibile, importantissimo segnale di ritorno alla normalità, la Bundesliga ci offre anche la prospettiva di un interessantissimo finale di stagione, perché nelle nove giornate che si disputeranno avremo un’entusiasmante bagarre per le posizioni di vertice, visto che in vetta ci sono ben cinque squadre racchiuse in otto punti. A ciò si aggiunge l’inevitabile incognita legata a come i vari club riusciranno a scattare dai blocchi di (ri)partenza: è impossibile prevedere cosa succederà, però – in attesa di tornare ad ammirare il pallone che rotola sul campo – possiamo fare il punto sui valori delle cinque squadre che si contenderanno il titolo tedesco, e che in attesa di buone nuove anche sul nostro fronte domestico diventeranno, almeno per qualche settimana, l’epicentro degli interessi di molti calciofili italiani.

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Bayern Monaco

Pur con tutte le insidie e le incertezze del caso, il Bayern rimane ovviamente la favorita principale. I bavaresi ripartono in pole position con quattro punti di margine, che non sono pochi vista la potenza di fuoco messa a disposizione del tecnico Flick (che adesso ha anche al suo fianco una figura di culto come Miro Klose). Il Bayern Monaco, dopo un avvio incerto che lo ha visto perdere la Supercoppa nazionale e ben quattro delle prime quattordici partite di Bundesliga, ha svoltato in maniera nettissima, tanto che si è fermato a Marzo all’apice di una clamorosa serie di quattordici vittorie e un pareggio nelle precedenti quindici partite giocate, con vere e proprie dimostrazioni di strapotere come il 6-1 al Werder, il 5-0 allo Schalke, il 6-0 all’Hoffenheim e soprattutto il 3-0 servito a domicilio al Chelsea nell’andata degli ottavi di finale di Champions League. Questo Bayern fa veramente paura, perché oltre al centravanti più forte del mondo, quel Robert Lewandowski capocannoniere assoluto del campionato tedesco con 25 gol segnati in 23 partite giocate, può contare su di un numero assai cospicuo di figure determinanti: dall’ormai stabilmente ritrovato baluardo Neuer, passando per la finezza di regia di Thiago Alcantara fino ad arrivare a una batteria di giovani talenti offensivi come Davies, Coman, un Goretzka che ha innalzato il livello negli ultimi tempi e il detonante Serge Gnabry, esterno ispirato e concreto che minaccia di diventare presto uno degli attaccanti laterali più impattanti del continente. Se a ciò si aggiunge il rinnovo firmato dal sempreverde Thomas Muller e magari anche la voglia di dimostrare qualcosa in più che potrebbe pervadere figure dal nome un po’ da rispolverare come Coutinho e Perisic, ci viene offerto un quadro di valore straordinario.

Borussia Dortmund

Detto questo, il Bayern deve comunque stare attento, perché il Borussia Dortmund di quest’anno – nonostante l’eliminazione patita in Champions per mano del PSG – è una squadra cresciuta, migliorata e piena di quell’entusiasmo giovanile che può essere un fattore importante, così come lo saranno due appuntamenti su tutti per i gialloneri: il sentitissimo derby con lo Schalke che sabato riaprirà ufficialmente i giochi, e lo scontro diretto con i bavaresi in programma una decina di giorni dopo. Una partenza da “dentro o fuori” con due big-match determinanti nelle prime tre gare in programma, il che vuol dire che se la truppa di Favre dovesse riuscire a presentare una partenza lanciata potrebbe di colpo trovarsi ad essere la vera favorita. Al Borussia di quest’anno è mancata solo un po’ di continuità, fatto per altro ai limiti del fisiologico quando si lavora su progetti che puntano sui giovani. Però rispetto al recente passato i progressi sono stati notevoli, soprattutto sul piano di quegli equilibri che una squadra storicamente dalla filosofia offensiva ha faticato a trovare dopo l’addio di Tuchel, ma che con la lucida acquisizione di Erme Can a Gennaio ha dato l’impressione di aver trovato, imperniandosi su di una mediana formata dall’ex juventino e dal sempre apprezzabilissimo Witsel che riesce a garantire sia sostanza che una buona prima costruzione. E poi ci sono tutte le scintille scatenate dai pregiatissimi ragazzini d’attacco: Haaland è stato solo la (grandiosa) ciliegina sulla torta di un reparto che aveva già a disposizione grandi quantità di “nuovo che avanza” come il delizioso Sancho e il giovanissimo statunitense Reyna, ma anche profili più svezzati come Brandt, Hazard junior, Mario Gotze e il sempiterno Marco Reus che offrono abbondanza di soluzioni e il mantenimento sempre e comunque di un livello qualitativo altissimo.

Il Lipsia

Ma se fra i due litiganti a godere fosse il terzo? È possibile: primo perché in queste condizioni tutto è davvero possibile, secondo perché trattasi del Lipsia di Julian Nagelsmann, un club che si fonda su di una metodologia ben precisa di lavoro che ha portato in questi anni a coltivare frutti pregiatissimi e che ora, con l’arrivo dell’ex allenatore dell’Hoffenheim, sembra essere in procinto di cominciare a coglierli. Il Lipsia è un favoloso inno alla modernità: tralasciando le sacche ultraconservatrici che resistono a questo tipo di modelli lasciando l’impressione di essere un po’ fuori dal tempo, il metodo con cui la Red Bull fa calcio è un qualcosa di estremamente apprezzabile, perché si punta sulla valorizzazione del talento attraverso le visioni più avanzate. E ora il Lipsia è un meccanismo calcistico veramente spettacolare, cosa di cui peraltro ci si sta accorgendo anche a livello internazionale visto il passo con cui ha travolto la concorrenza in Champions League, da ultimo un Tottenham completamente annichilito nelle due partite degli ottavi di finale. Nagelsmann è stato l’innesto perfetto per alzare i giri del motore, e il suo calcio non solo si è incastrato perfettamente nelle dinamiche del gruppo ma ha anche migliorato singolarmente ognuno dei talenti che gli sono stati messi a disposizione. La dimostrazione più chiara la fornisce la definitiva, colossale esplosione di Timo Werner che ora non è più solo un attaccante da oltre venti reti a stagione ma anche un apprezzabilissimo uomo squadra, come testimoniano gli undici assist serviti in trentasei presenze stagionali, a cui si aggiungono ovviamente ventisette gol. Werner è il terminale ma anche un ulteriore ingranaggio di qualità all’interno di una squadra che può assumere forme e disposizioni diverse presentando però sempre la stessa identità, quella di un gioco aggressivo, verticale e veloce. Equilibrato, visto che nessuno ha subito meno gol del Lipsia in Bundesliga, ma sempre votato all’offensiva. Un piacere per gli occhi di chi lo guarda, e un problema per qualsiasi avversario si ritrovi a doverlo fermare.

Borussia Moenchengladbach e Bayer Leverkusen

E appena sotto al podio, staccate rispettivamente di sei e otto punti dal Bayern capolista, ci sono il Borussia Moenchegladbach e il Bayer Leverkusen, due collettivi interessanti che a dispetto di una stagione un po’ altalenante hanno mostrato molte più cose positive che non negative. Il Glabach, nonostante l’evitabile e deludente eliminazione dal girone di Europa League che coinvolgeva anche la Roma, è stato addirittura in testa alla classifca per un paio di mesi ed è in qualche modo un’altra emanazione del mondo Red Bull, visto che il tecnico che ha dato una portentosa accelerata in queste stagione è Marco Rose, ex allenatore del Salisburgo e portatore di un calcio che presenta grande organizzazione ma anche valorizzazione del talento. La prova è data dal fatto che la difesa retta dal veterano portiere Sommer, dal poderoso centrale Ginter e dal preziosissimo senso tattico di Zakaria è la terza meno battuta del campionato, ma allo stesso tempo il Borussia Moenchengladbach di fa apprezzare per le bollicine prodotte dai suoi avanti: Embolo finalmente pare essere sbocciato, Marcus Thuram è indubbiamente il miglior figlio d’arte in circolazione e il francese Plea garantisce un discreto numero di gol ma soprattutto un’ottima capacità di collegare la manovra. Da valutare invece come riprenderà il Bayer Leverkusen, fermatosi proprio nel momento in cui sembrava avere ingranato definitivamente, ovvero dopo una serie di undici vittorie e un pareggio che lo hanno rimesso in corsa per la qualificazione alla prossima Champions League ma ne hanno anche fatto una delle favorite per la conquista dell’Europa League in corso.

Il Bayer ha deluso nella prima parte di stagione, soprattutto in Champions League dove si è trovato sì in un girone di ferro con Juventus e Atletico Madrid ma dal quale è uscito con l’impressione che potesse fare qualcosa di più, visto che la rosa messa a disposizione di un tecnico d’avanguardia come Peter Bosz offre abbondanza di soluzioni di qualità in tutti i reparti, dalla precocità strabiliante del talentissimo Kai Havertz alla velocità supersonica di Bailey, dalla solidità difensiva di Tah e Bender all’intercambiabilità degli attaccanti Alario e Volland, da una batteria di centrocampisti di ottima qualità come Demirbay, Palacios, Amiri e Aranguiz fino alle prospettive di giovani rampanti come Paulinho e Diaby. Risorse che si muovono e si agitano all’interno di un calcio organizzato ma fluido, piacevole da vedere e difficile da prevedere.

Insomma, di motivi per essere contenti del ritorno della Bundesliga ce ne sono veramente tanti: un campionato aperto, tanti giocatori di qualità e diversi tecnici coraggiosi che offrono espressioni di squadra molto apprezzabili. Mancherà il pubblico, e questo è sempre un motivo di grande malinconia. Però in questo caso possiamo e dobbiamo accontentarci: sarà una cosa diversa, non c’è dubbio, però almeno torna ad esserci il nostro vecchio e amato calcio. E, personalmente, non vedevo l’ora.