Il gol al Giappone, che ha mandato la Spagna in finale al torneo olimpico, certifica la rinascita di Marco Asensio, tornato protagonista dopo un lungo calvario:

C’è stato un momento in cui devi affrontare la realtà. Devi prendere atto di esserti infortunato.  Nei primi giorni si avverte il dolore, si soffre. E nonostante l’aiuto capisci di essere solo con te stesso. Mi sono stati tutti vicini. La mia famiglia, la mia ragazza, persino il mio cane. Capiva che gli esercizi erano dolorosi e mi difendeva dagli attrezzi riabilitativi. Poi quando mi sono rassegnato all’idea di essermi fatto male, ho pensato 24 ore su 24 al mio ginocchio. Ero ossessionato dal recupero  ma poi ho capito che era meglio non fissare obiettivi troppo lontani. Rischiano di divorarti dentro, nella testa. Sapevo che dovevo progredire poco a poco, senza pensare immediatamente a quando sarei tornato in campo. Quindi ho pensato prima a guarire dall’infiammazione. Poi a camminare, quindi a recuperare tono muscolare.

Paura e angoscia

Sono stati mesi di paura e angoscia quelli vissuti da Asensio dopo l’infortunio che ha rischiato di metter fine alla sua carriera:

Quando ci ripenso ho i brividi, mi sono reso subito conto che era grave. Andare dal chirurgo è stato uno dei peggiori momenti della mia vita, ero preso dal panico, non sarei mai entrato. Ho detto ‘addormentatemi, che non ce la faccio’. Sono momenti che non dimenticherò mai. Dopo l’operazione ho sofferto molto, ero su una sedia a rotelle, non potevo fare una vita normale. Non dormivo più di un’ora o un’ora e mezza perchè non smettevo di controllare il ginocchio. L’infortunio mi ha cambiato. Ora considero la saluta molto più importante di prima. Stare fermi tanto tempo è una m***a, perchè te la passi davvero male.