Sta per arrivare finalmente a conclusione questa Liga strana, infinita, piena di colpi di scena: tra domani e domenica chiuderà i battenti, e il Real Madrid aspetta solo di poterla festeggiare. Basta una vittoria alla squadra di Zidane, o in alternativa due pareggi contro Villarreal e Leganes, per poter celebrare il ritorno sul trono di Spagna a tre anni di distanza dall’ultimo: sarebbe il trentaquattresimo titolo per il Blancos, che ne hanno vinti più di tutti ma che solo due volte negli ultimi undici anni hanno conquistato quello che in Spagna è chiamato “il torneo della regolarità”, perché da quelle partiti c’è il pensiero diffuso che i campionati, rispetto alle coppe, siano i veri terreni dove si pesano gli allenatori, chiamati appunto ad avere il rendimento più regolare attraverso una lunga e complessa stagione. A maggior ragione il concetto vale per quest’anno, e infatti questa Liga sta diventando sempre di più la Liga di Zinedine Zidane.

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Un Real completamente diverso

Rispetto all’ultimo titolo spagnolo conquistato (quello del 2017, abbinato alla smagliante Champions League di Cardiff per un “Doblete de Oro” che il Real Madrid non piazzava da una sessantina d’anni) il modus operandi di Zizou è stato completamente opposto: allora aveva una vera e propria macchina da gol, con un Cristiano Ronaldo inarrestabile e una propensione di squadra totalmente offensiva che lo portò a vincere il campionato segnando più di cento reti e a conquistare la Champions pur avendo subito gol in tutte le partite tranne una. Quest’anno il suo Real è l’esatto contrario: non segna molto e ha solo due giocatori in doppia cifra, però concede pochissimo. Una squadra equilibrata, che punta sulle risorse del collettivo – infatti ha mandato in gol ben ventuno marcatori diversi – senza una superstar designata ma con tanti elementi preziosi che il tecnico francese ha saputo racchiudere in un sistema continuo, solido, affidabile e spesso anche cinico. In una parola, appunto, regolare.

I due volti di copertina della squadra rimangono indubbiamente quelli della prima (unica?) punta e del capitano: Karim Benzema e Sergio Ramos. Il francese è il centravanti che tutti vorrebbero/dovrebbero avere, non solo Cristiano Ronaldo, perché l’adagio secondo cui Benzema si sarebbe stappato dopo l’addio dell’imperatore portoghese è un pensiero superficiale: è sempre stato così, un numero nove con la vocazione del numero dieci, l’attaccante che segna con il suo killer instinct e fa gioco grazie ad un bagaglio tecnico che nessun altro centravanti al mondo può vantare. Altrimenti non avrebbe segnato 246 gol (più di Puskas, tanto per intenderci…) e fornito 112 assist nelle sue 509 partite in maglia bianca, peraltro senza mai essere il rigorista designato o il protagonista assoluto. Protagonismo che è invece il pane quotidiano del Gran Capitan, quel Sergio Ramos che più di tutti incarna la figura del leader madridista e che in questa Liga ha fatto la storia a livello realizzativo: ha segnato dieci volte, è diventato il difensore più prolifico che la Liga abbia mai visto, ha risolto come sempre tante situazioni intricate con la sua presenza ingombrante nell’area di rigore avversaria e allo stesso tempo ha guidato la difesa più impermeabile che il Real Madrid abbia mai avuto, visto che non era mai successo prima d’ora che i Blancos si ritrovassero ad aver subito solamente ventidue gol in trentasei partite di campionato.

Volti di gran qualità

Molto del merito per questo registro è da ascrivere al portiere, Thibaut Courtois, che a partire da Ottobre si è finalmente liberato dai legacci mentali e ha dimostrato di essere uno dei più forti di mondo: chiuderà come il meno battuto del torneo, cosa che alla Casa Blanca non accadeva dal 2008 quando a difendere i pali c’era il mitico Casillas. Ma oltre al portiere vanno citati il puntualissimo Raphael Varane, che a ventisette anni sta per insignirsi del suo diciottesimo titolo fra club e Nazionale, il martellante Carvajal, talmente affidabile da aver indotto la società a cedere Achraf Hakimi all’Inter, e anche il sorprendente Mendy, che è riuscito a superare Marcelo nelle gerarchie offrendo una solidità totale nella fase difensiva e allo stesso tempo una potenza distruttiva nelle sue sortite, come dimostra ad esempio il gol realizzato lunedì sera a Granada o il rigore conquistato quattro giorni prima contro l’Alaves.

Il tutto armonizzato da un centrocampo in cui Kroos e Modric danno lezioni continue da professori del calcio, Casemiro è un baluardo insuperabile ma anche un apriscatole di enorme valore e Federico Valverde il nuovo che avanza. Ne è uscito un Real Madrid sobrio, che gestisce il pallone e la partita, evita di farsi colpire senza per forza rimanere in guardia e sa arrivare al gol in modi molteplici. Soprattutto, lo fa nei momenti determinanti. Una squadra prima ancora che un firmamento di stelle, anche perché l’unico “galactico” acquistato in estate ovvero Eden Hazard è stato spesso tenuto ai margini dai problemi fisici, mentre altri come Gareth Bale e James Rodriguez si sono autoesclusi per scelte e attitudini in controtendenza rispetto allo spirito di questo progetto. Un progetto che ha lanciato anche diversi giovani, dall’esplosivo Vinicius al crescente Rodrygo. 

La Liga che domani sera il Real Madrid conta di celebrare (purtroppo in uno stadio vuoto) è la Liga di un gruppo che ha lavorato senza mai esagerare i toni e che è stato plasmato in modo certosino da un allenatore che ha dimostrato di riuscire ad essere grande in panchina tanto quanto lo è stato in campo, e questa è cosa per pochissimi. Una Liga che invece sta sfuggendo a un Barcellona che al contrario ha vissuto tutta la stagione immerso in polveroni vari e che si è sempre e solo aggrappato al proprio idolo. Un Barça che adesso soffre vedendo gli eterni rivali pronti alla festa, perché questa Liga, tra le tantissime altre cose che ci ha regalato, ha dimostrato ancora una volta una delle leggi fondamentali del calcio: un grande campione da solo può vincerti delle partite, ma i trofei li vincono sempre le grandi squadre. E questo Real Madrid, quest’altro Real Madrid di Zinedine Zidane, ha dimostrato di esserlo.