E’ stato senz’altro il calciatore più amato dai tifosi italiani degli anni ‘90, eppure non tutti gli allenatori sono riusciti -nel corso della sua straordinaria carriera- ad esaltarne a dovere il talento. Roberto Baggio è però oggi un’icona che unisce tutti in nome della nostalgia per un calcio che non c’è più: quando il suo codino ondeggiava tra le cifre del suo numero 10, la nostra serie A era semplicemente il campionato più bello (e difficile) del mondo, punto d’arrivo della carriera di qualsiasi campione.



“Guardiola, che allenatore!”

Di allenatori ne ha avuti tanti, con alcuni ha legato in maniera speciale (si pensi a Mazzone), con altri non si è mai capito fino in fondo (Lippi e Capello, ma anche Trapattoni, che lo escluse dalla lista dei convocati dal Mondiale 2002). Ma quale sarebbe, oggi, l’allenatore ideale del Divin Codino? La risposta l’ha data lui stesso nel corso di un’intervista a Vanity Fair, diretto per l’occasione dal suo grande tifoso Cesare Cremonini:

Gli allenatori più bravi sono quelli che lo riconoscono e sanno trattare con onestà il calciatore, sanno parlargli, sanno mantenere il rispetto, sanno confrontarsi sulle questioni tecniche. Ecco, allora come adesso, mi piacerebbe avere un allenatore così: le conoscenze tattiche si possono apprendere con lo studio, quelle più difficili da trovare sono le qualità umane. Un allenatore attuale con cui avrei voluto giocare? Guardiola, credo sia il più bravo di tutti

Guardiola, proprio il Campione che -dopo aver rotto con il Barcellona- scelse di accasarsi a Brescia solo per provare l’emozione di giocare al fianco di Baggio. Erano i primi anni 2000, un periodo d’oro della storia delle Rondinelle.



“I tifosi valgono più di trofei”

Una carriera straordinaria, quella di Baggio. Eppure, se si escludono il Pallone d’Oro e i due Scudetti con le maglie di Juventus e Milan, non così vincente come avrebbe meritato il suo incredibile talento. Nessun dramma però per il Divin Codino, che alle vittorie ha sempre preferito l’affetto dei tifosi, il trofeo più prezioso:

Rimanere nel cuore della gente, ecco il risultato più grande per ogni calciatore, per ogni sportivo. Trasmettere valori positivi, regalare momenti di gioia, questo vale più di un risultato in campo, che qualche volta non arriva per un episodio sfortunato. Non voglio dire che non importano i trofei, alla fine giochiamo tutti per vincere, ma non è solo quello, non può essere solo quello

Questo è Roberto Baggio, un artista del pallone prima ancora che calciatore, un uomo capace di unire tifosi di squadre e generazioni diverse come nessuno aveva fatto prima, almeno in Italia.