Un passo indietro. Cioè, avanti, ma solo in classifica. Perché quella, la classifica, dice che l’Inter con il punto preso a Roma contro la Lazio, in fondo, ha fatto il suo, ma poi guardi la partita e ti rimane l’amaro in bocca.

Responsabilità specifiche

Troppo slegata, l’Inter, per lasciare un buon sapore nella bocca dei suoi tifosi; troppo acerba, incostante, approssimativa e un filo sbadata. Una squadra che al momento punta troppo sulle invenzioni dei suoi singoli e poco – troppo poco – sul gioco nel suo insieme.

E allora il gol fatto ai figliocci del sor Lotito è una bella invenzione di Lautaro, ben imbeccato da Perisic. Ma poi lo stesso Perisic difende male su Milinkovic-Savic e inguaia il suo portiere, nonché capitano, Handanovic. E tutti finiscono col dare la colpa al numero 1 sloveno che sì, è vero, non ha iniziato troppo bene la stagione (eufemismo), ma in questo caso specifico è solo uno dei responsabili e neanche il più responsabile.

E poi il trequartista: terza partita e altrettanti tentativi che, in qualche modo, paiono veri e propri esperimenti del genere “ma sì, prova tu che c’hai i piedi buoni”. Con Eriksen alla prima era andata maluccio, idem con Sensi alla seconda, poco meglio con Barella all’Olimpico. Il 3-4-1-2 ci piace, ma forse sarebbe meglio dare un minimo di continuità nelle scelte dei singoli, altrimenti diventa difficile “oliare il meccanismo”.

Grandi aspettative

E, quindi, è tutto da buttare? Giammai, semplicemente da questa squadra pretendiamo molto perché è stata costruita (non bisogna nascondersi) per vincere. Il mercato è finalmente andato, non resta che goderci questo gruppo che è valido, variegato, dispone di picchi di quantità ma pure di qualità.

Tocca a Conte, ora, riuscire a imporre il salto di mentalità. Ci riuscirà? Noi diciamo di sì,  perché anche se fino a questo momento il gioco è stato quello che è stato (‘na mezza delusione), la forza dei singoli e la possibilità di alternarli senza perdere troppo quanto a “piedi buoni” e “forza fisica”, ci permette di ben sperare.

Consentite un appunto finale. Molti non saranno d’accordo (perché è vero, è lui che deve darsi una svegliata), ma vedere Eriksen abbandonato su una panchina ci fa sanguinare gli occhi. Ogni partita con il danese “a guardare” fa partire nei nostri miseri cervelletti la solita sinapsi: “Che spreco di talento…”.

Ah, a proposito: tra meno di due settimane c’è il derby di Milano. Così, per dire…