Non ci siamo. E voi direte: “Complimenti per la approfondita analisi, guarda che gli occhi ce li abbiamo anche noi”. Ma non possiamo che insistere: non ci siamo.

I problemi in casa nerazzurra

Il problema sono gli ulteriori due punti persi a Verona e il sorpasso in classifica dell’Atalanta, certo, ma ancora di più tutto il resto. La squadra scesa in campo nel vuoto del Bentegodi è parsa impaurita, senza attributi, per lunghi tratti del match in difficoltà e sopraffatta dal suo avversario. Se questo doveva essere l’effetto del cazziatone firmato Antonio Conte dopo la sconfitta con il Bologna allora no, davvero non ci siamo.

L’Inter è sfibrata, sconnessa, decisamente poco somigliante al suo mister. E tutto ciò fa riflettere assai, perché se sul finire della prima stagione targata Antò i (non) progressi sono quelli visti nella città di Giulietta, allora forse a monte non c’è tutta questa voglia di andare avanti insieme.

Oddio, ballerebero 50 milioni scarsi di stipendi da sistemare, ma se manca la fiducia reciproca beh, allora una soluzione si troverà.

Per carità, probabilmente non è così e si andrà avanti insieme, ma la sensazione è che mezza rosa non si stia “buttando nel fuoco” per il suo allenatore, prerogativa essenziale per una squadra targata Antonio Conte.

Questioni da risolvere

Non ci siamo: lo dice lo sguardo del mister alla fine della partita, lo raccontano bene le sue parole. L’Inter è una squadra affaticata, insicura, con pochi meccanismi funzionanti, senza soluzioni alternative (anche ieri “solo” tre cambi, mah…), con i giocatori più forti – da Brozovic a Eriksen, fino a Lautaro – che sembrano aver staccato la spina, con Lukaku che prova a impegnarsi per cinque ma da solo mica puo fare miracoli.

No, non ci siamo, e davvero restiamo a bocca aperta, perché avremmo potuto comprendere e accettare la “fatica del primo anno”, ma solo se accompagnata dai progressi. L’Inter di Conte, al contrario, è una squadra che ha dato il meglio di sé nelle prime dieci giornate di campionato e poi, piano piano, si è sfaldata.

Non ci siamo, perché nel frattempo sono stati spesi oltre 150 milioni sul mercato e comunque sembrano non bastare mai; non ci siamo perché il mister parla di “pacchetto preconfezionato” e, oh, sarà anche così, ma per quanto “preconfezionato” non può ridursi a faticare (o soccombere) contro Sassuolo, Bologna e Verona.
Non ci siamo perché d’improvviso ad Appiano si è tornati a respirare un’aria pesante e, in definitiva, il clima non è del genere “l’anno prossimo vedrete!” semmai “l’anno prossimo… si vedrà”.

No – lo diciamo una volta ancora – non ci siamo… e davvero non ce lo saremmo mai aspettati.