Ci sono partite belle e partite brutte, quelle dove giochi bene ma non vinci e quelle dove giochi male e porti a casa tutto il cucuzzaro. Ecco, Inter-Spezia è stata tutto tranne che una bella partita, ma vale tre punti come tutte le altre, cementa il secondo posto dei nerazzurri alle spalle del Milan, vale la sesta vittoria di fila in campionato (mica pizza e fichi) e, a un passo dal Natale, consente a tutti i tifosi nerazzurri di azzardare: per il tricolore ci siamo pure noi.

Certo, prima di sederci al tavolo del Cenone a fare i ganassa tocca prendere punti anche a Verona, ma la sensazione è che – per “brutta” che sia – questa squadra abbia, nel bene e nel male, tutte le caratteristiche del suo allenatore, concretezza su tutte.

Tre punti fondamentali

Contro lo Spezia si è dovuto attendere il secondo tempo per sorridere (a proposito, complimenti ai liguri e al loro calcio “propositivo”, pur da esordienti in Serie A), ovvero al gol di Hakimi, arrivato al quarto centro dal suo sbarco a Milano che poco non è, soprattutto per un difensore. Tutto merito di un’imbeccata firmata da Lautaro Martinez per quella che è stata l’unica vera giocata dei nerazzurri nel corso dei 90 minuti. Il raddoppio è arrivato su sacrosanto rigore e lo ha firmato il solito Lukaku, pure lui apparso piuttosto sottotono.
Ecco, non è stata una prestazione brillante, ma non è decisamente il momento per fare gli schizzinosi. Al limite ci si augura che in futuro Conte ragioni maggiormente su un assetto che contempli un pizzico di fantasia in mezzo al campo, quella che potrebbe dare Christian Eriksen – ma ormai il danese è escluso dalle rotazioni e a gennaio, salvo sorprese, saluterà -, quella che può dare Stefano Sensi, ovvero il giocatore grazie al quale, un anno fa, il tecnico ha confezionato “le Inter” più belle della sua esperienza in nerazzurro.
Ma non stiamo troppo a pettinare le bambole e a fare i precisini: l’Inter gioca male eppure è lassù e questa cosa è chiaramente un motivo in più per essere ottimisti. Quando i punti arrivano con le non-prestazioni è sempre un buon segnale, a patto che non diventi un’abitudine.