Questa non è a storia del ‘solito’ signor Rossi: ha rischiato di diventarla, ma poi una scelta coraggiosa ha cambiato il corso degli eventi. Perché il signor Rossi in questione, che di nome fa Marco, per non piegarsi ad un sistema marcio e malato ha riferito fare le valigie e costruirsi la propria fortuna altrove. E, così, dopo aver allenato Spezia e Pro Patria in serie C,  ha trovato la sua America in riva al Danubio, vincendo il campionato ungherese con l’Honved e conquistando così i gradi per una panchina prestigiosa, quella della Nazionale che fu di Puskás e Béla Guttmann.



“Come un bambino al Luna Park”

Dopo l’esordio con il Portogallo, in cui l’Ungheria ha resistito fino a pochi minuti dal termine, cedendo poi per 3-0 sotto i colpi di CR7 e compagni, la gloria è arrivata grazie all’1-1 contro la Francia. Un risultato insperato e insperabile per la nazionale magiara, nobile decaduta del calcio europeo, e che Rossi vuole godersi fino in fondo:

Uno dei migliori giorni della mia carriera? Certo, ma non ci vuole molto. Io un palcoscenico così l’ho visto solo in tv, a 56 anni mi pare di essere un bambino al Luna Park. Poi è chiaro, come i bambini vuoi giocare quando sei al Luna Park. Io non sono così stupido e arrogante da dire ‘andiamo a vincere a Monaco contro la Germania’. Andremo per fare la nostra partita e tenere i piedi per terra, ma per me questo è un giorno speciale. Se il caldo per noi non è stato un problema? Succede perché noi siamo abituati a soffrire e lottare. E’ la storia del mondo, chi ha talento arriva in vetta con poco sforzo perché Dio lo ha benedetto, chi ne ha meno come me e qualcuno dei miei deve lottare con unghie e denti per un posto al sole

Come mai l’Ungheria?

Oggi sono tutti pazzi di lui, ma come mai Rossi è finito proprio in Ungheria? Lo ha spiegato lo stesso c.t. magiaro in conferenza stampa:

Per necessità, prima di andare all’estero ho allenato in Italia in serie C, spesso in squadre in condizioni finanziarie complesse; una situazione che purtroppo è frequente in Lega Pro. In Campania sono stato alla Scafatese, dove non ci pagavano gli stipendi, è stata bella solo l’esperienza dal punto di vista umano perché nonostante le difficoltà abbiamo raggiunto la salvezza, e alla Cavese. A Cava de’ Tirreni sono stato esonerato a febbraio del 2011 e fino a giugno 2012 non ho trovato squadra, molti personaggi anche storici del mondo del calcio mi hanno proposto di pagare per allenare, cioè di anticipare dei soldi che poi mi avrebbero ridato. E’ sleale, tanti miei colleghi bravi non lavorano in virtù di queste situazioni. Andai a trovare un amico che ha un ristorante a Budapest, per la prima volta nella mia vita decisi di propormi, chiamai Fabio Cordella, direttore sportivo all’Honved Budapest. Ho iniziato da lì, poi ho vissuto una stagione in Slovacchia, all’Fk Dac prima che arrivasse la chiamata della federazione ungherese.

La classica chiamata del destino: oggi Marco Rossi si gioca il suo Europeo alla guida della Nazionale ungherese, la Cenerentola di un girone di ferro che sembrava impossibile. Poi però è arrivato l’1-1 contro i Campioni del Mondo…