È una squadra giovane che guarda avanti. Con l’entrata di Matteo Gabbia, classe ’99, il Milan conferma la tradizione dei grandi difensori nati nel settore giovanile. In questi ultimi anni si sono affacciati sul palcoscenico della serie A De Sciglio, Calabria e ora Gabbia, che ha confermato tutte le sue qualità, già mostrate nelle nazionali azzurre. Se tralasciamo Ibrahimovic, l’età media della squadra, quando è uscito Kjaer, per infortunio, era di 23,6 anni. Ma con i giovani si vince? La risposta viene spontanea.

Si conquistano i trofei innanzitutto con i giocatori bravi, anche se l’ideale sembra essere un giusto mix tra esperienza e freschezza.

Una nuova atmosfera

Entra in gioco un altro aspetto che, in queste ultime ore, sta diventando sempre più rumoroso, la scelta del futuro allenatore. Il lavoro di Stefano Pioli è certamente apprezzato per come abbia saputo superare i momenti più difficili che il Milan ha attraversato in questi ultimi mesi, compattando la squadra sul piano delle motivazioni e della autostima, ma anche mettendo i giocatori nel giusto ruolo e nella giusta posizione in campo perché possano offrire il loro miglior rendimento. Sono arrivati buoni risultati, indubbiamente anche grazie all’arrivo di Ibrahimovic, la guida che mancava a questo manipolo di giovani.

Un nuovo leader in dirigenza?

Quello che però stupisce positivamente è lo spirito, l’entusiasmo e la convinzione che la squadra trasmette in ogni sua prestazione. Non sappiamo se questo lavoro, certamente apprezzabile e apprezzato, sarà sufficiente per una riconferma, anche perché si moltiplicano le voci che vedrebbero l’arrivo di Ralf Rangnick, oggi dirigente responsabile del settore calcio della Red Bull, responsabile quindi del Salisburgo, del Lipsia, del Brigantino, club brasiliano, e dei New York Red Bulls. Sarebbe una scelta rivoluzionaria perché Rangnick assumerebbe la carica di general manager, insomma allenatore e insieme Direttore Sportivo. Il club di Via Aldo Rossi dovrebbe, per il terzo anno consecutivo, cambiare la sua struttura, con tutti i rischi e le incertezze del caso.

Lo scenario

Indubbiamente il dirigente tedesco sarebbe visto come figura ideale dalla proprietà rossonera, perché, da sempre, amante della linea giovane propugnata da Elliott, una linea che, come detto, sembra quella guida delle prossime stagioni. L’augurio dei tifosi che queste voci non possano creare fastidi e incertezze nel momento più delicato della stagione  sul piano degli impegni, ma reso ancor più difficile dalla serie di infortuni, che ha costretto allo stop lungo Krunic e ora Kjaer, ma anche Calhanoglu e Musacchio.

Mercato e non mercato…

Non sappiamo chi sia responsabile di un mercato di gennaio che ha visto molte uscite e poche entrate, ma è sembrata emergere una scarsa lungimiranza nel non rimpiazzare, almeno a livello numerico, i tanti addii. A ulteriore dimostrazione che qualsiasi sia la futura guida tecnica, sia necessaria una ristrutturazione innanzitutto sul piano societario e manageriale. Le diarchie o le presunte due anime in “Casa Milan” hanno già mostrato nel passato di essere un nocumento e non certo un giovamento  nelle strategie e nelle decisioni più delicate del Club milanista.