E’ stato sempre un rapporto speciale, quello tra Ricardo Kakà e il derby di Milano. Fin da quando, arrivato in punta di piedi nell’estate del 2003, decise di prendersi la sua prima copertina rossonera proprio in occasione della stracittadina contro l’Inter: era il 5 ottobre 2003, quinta giornata di campionato, e il Bambino d’oro prima ‘panchinava’ Rui Costa (mica uno qualsiasi) e quindi spediva in tribuna Rivaldo (mica un altro qualsiasi) per poi spizzicare di testa un pallone magistralmente servitogli da Rino Gattuso. Era il suo primo gol in rossonero. Primo di tanti. Anni dopo, Kakà avrebbe ricordato così quel momento:

Il primo derby non lo capisci bene subito, poi però entri nel significato che ha per il Milan e per i milanisti. Ero sotto pressione perché non avevo ancora segnato, quindi c’era un po di amarezza. Poi arriva questo cross di Gattuso di sinistro e arriva il mio gol di testa che non è mai stato il mio forte. L’emozione di fare un gol così in una partita così è veramente qualcosa di speciale



L’inizio di una favola

Si potrebbe quasi dire che la favola di Ricardo Kakà con la maglia del Milan sia iniziata proprio quella sera: dopo le buone impressioni all’esordio contro l’Ancona e le battaglie contro Perugia e Lecce, il brasiliano timido cominciava a svelare al mondo le sue doti fuori dal comune. Erano le stigmate del campione: quelle giocate che, nel giro di pochi anni, gli sarebbero valse la conquista -nell’ordine- di Scudetto, Champions e Pallone d’Oro.

Bene, bravo, bis!

Se il primo derby di Kakà finì in trionfo, il secondo si concluse…ancora meglio! E dire che l’inizio della partita -la 22esima del campionato 2003/04- non prometteva niente di buono: dopo 45′ i rossoneri erano sotto 2-0, trafitti dalle reti di Stankovic e Cristiano Zanetti. Poi, nella ripresa, riecco Kakà: un po’ nervoso e infreddolito nel primo tempo, il brasiliano -il più giovane in campo in una squadra di veterani- si caricava sulle spalle gli esperti compagni, dal primo all’ultimo. Memorabile la cavalcata palla al piede conclusa con il destro nell’angolino per il gol del pareggio di un derby che poi, grazie anche alla sua garra sbattuta in faccia agli argentini dell’Inter, si concludeva con un clamoroso 3-2 in favore dei rossoneri.


Milanese d’adozione

Tra Kakà e Milano, forse grazie anche al derby, fu subito amore a prima vista. Altro che saudade, la struggente nostalgia che attanagliava gran parte dei brasiliani sbarcati in serie A: Ricardo all’ombra della Madonnina aveva trovato la città perfetta per lui, dentro e fuori dal campo. Un amore più volte espresso dal Pallone d’Oro, che alla riservatezza delle ville fuori città scelte da alcuni compagni, ha sempre preferito il suo appartamento in pieno centro, zona corso Magenta, nel cuore della città e in mezzo alla sua gente.

Un derby speciale

Nessun derby al mondo vale di più di quello di Milano. Parola di Ricardo, uno che, di stra-cittadine, ne ha giocate parecchie: dagli esordi col San Paolo (che vive un’intensa rivalità col Santos e col Palmeiras), fino al passaggio a Madrid (vogliamo parlare dello scontro di filosofie tra Real e Atletico?). Eppure nessun derby, almeno secondo Kakà, è paragonabile a quello del capoluogo lombardo. E lo stesso brasiliano ha spiegato il perchè ai microfoni de La Gazzetta dello Sport:

Ho giocato tanti derby ma quello di Milano è un’altra cosa. Una città sola con due squadre ricche di storia che giocano nello stesso stadio. È una cosa che, insieme a tante altre, fa di questa partita qualcosa di unico