Stiamo vivendo un momento difficile, con la speranza che presto passerà. Io, in questo momento, sono a casa e ho raccolto le mie impressioni in questo video:

L’attuale situazione in Italia impone di seguire alla lettera un protocollo, restare a casa e farci forza a vicenda. Siamo onesti, non sappiamo quando passerà. Sappiamo che stiamo combattendo una “battaglia”. Una battaglia che non si combatte al fronte come cento anni fa, ma a casa.

Cioè, ci chiedono di stare in panciolle ad ingrassare, a fare la calzetta, a guardare film e serie tv, eppure c’è chi ancora non ha capito, c’è chi ha necessità di fare la corsetta al parco (“tanto sono da solo, che male faccio. E comunque il decreto me lo permette”).

Ecco, ci rivolgiamo a te, amico nostro: non possiamo più permettercelo. No, neanche la corsetta.

Tempo di ragionare

Questo è un momento in cui occorre avere rispetto, di noi stessi e degli altri. Soprattutto, ci vuole rispetto per chi a casa non ci può stare e magari lo farebbe volentieri.

Se saremo bravi torneremo a parlare di calcio, di scudetto, di campionato, di tutte quelle cose che non abbiamo più e non avremo fino a quando non la smetteremo di essere superficiali.

Oh, sia chiaro, non ce l’ho con te, ma col tuo amico (perché ce l’hai anche tu) che ti dice “io me ne frego, esco un’oretta, tanto non faccio male a nessuno”. E invece no, fai male a tutti. Perché per un Kevin Durant o un Blaise Matuidi che risultano positivi, c’è un Mario Bianchi che non lo sa e va a fare la corsetta.

Proviamo a parlare di pallone, ma facciamo una premessa: il pallone non tornerà a maggio, vi stanno dicendo delle bugie, è impossibile, non ci saranno partite a raffica fino al 30 giugno, non ci sarà niente di niente, a meno che tutti decidano finalmente di fare il loro dovere. Che non è assaltare la linea nemica a mani nude, ma stare a casa a grattarsi la panza e guardare la tv.

In questo momento – vorrei dirlo con assoluta chiarezza – il pallone può (e deve) aspettare.

Chiaro messaggio

Se non fate parte della maggioranza delle persone che per fortuna hanno recepito il messaggio, “recepitelo” adesso, subito, perché quando davvero vi si chiederà di tornare alla normalità, di uscire di casa in libertà, di andare allo stadio o al bar, certamente sarà un bel giorno.