Il calcio dovrebbe essere sempre un mondo fantastico, popolato da supereroi che illuminano la fantasia soprattutto dei bambini. Per questa ragione, identificare gli atleti con altrettanti nickname, fa parte della liturgia di quel pallone che non intende piegarsi alla logica del profitto. Soprattutto a Napoli, la patria dei nomignoli, questa abitudine diventa regola. Come quando negli anni Sessanta il bomber Luis Vinicio veniva chiamato ‘O Lione, perchè ruggiva in faccia ai difensori; oppure Giuseppe Bruscolotti, meglio noto come Pal ‘e fierro, cioè quell’attrezzo che in edilizia serve per scardinare le parti in cemento.

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Quelli più memorabili

E sull’onda di questa tradizione, anche il sottoscritto si è dilettato durante le radio-telecronache raccontate in carriera, ad attribuire nomignoli a tutti i calciatori del Napoli da me raccontati. E’ difficile sceglierne 5, però ci provo, perchè qualcuno mi è rimasto davvero nel cuore. Come Batman Taglialatela, il portiere ischitano che volava da un palo all’altro come faceva l’eroe ideato da Bob Kane e Bill Finger, simile ad un pipistrello per il volto spigoloso e le orecchie un po’ lunghe. Lo stesso Pino Taglialatela si affezionò talmente tanto a quel nickname da far produrre le maglie con le quali difendeva la porta del Napoli, proprio con il simbolino stilizzato di Batman. E poi, Game Boy Imbriani. Mi è rimasto nel cuore e lì sempre resterà, per questo ragazzo sannita educato e sfortunato. Carmelo Imbriani spuntò all’improvviso dalle giovanili del Napoli e fu lanciato in prima squadra da Vujadin Boskov, perchè rendeva la vita difficile ai difensori avversari. Con il suo fisico esile e scattante, somigliava a quel videogioco in voga ad inizio anni Novanta. E lui andava fiero di quel nickname con il quale veniva appellato da tutti i tifosi, fino al giorno in cui una maledetta leucemia se lo portò via a soli 37 anni.

I più freschi

Nei tempi più recenti, tutti i tifosi del Napoli individuano Ezequiel Lavezzi come El Pocho, cioè il modo col quale lo chiamava la mamma quando era un bambino, ma soprattutto come Arsenico e Champagne: “prima li ubriaca e poi li finisce, prima li stordisce e poi li avvelena”. La dicotomia rappresentava il modo coinvolgente con il quale l’attaccante argentino caratterizzava le sue prestazioni con il Napoli. E poi Hamsik, definito da Paolo Cannavaro come Marekiaro, facendo leva sul nome di battesimo: Marek. Però i tifosi del Napoli lo appellavano spesso con i miei nomignoli: Oro Colato e Patrimonio dell’Unesco. Dulcis in fundo: Edinson Cavani.

Per tutti era El Matador, anche se i tifosi azzurri preferivano chiamare il bomber uruguaiano con il suo appellativo più riuscito: Giustiziere divino, il nostro Messia in terra, con la spada sempre affilata.