La storia del calcio italiano è una storia vincente, fatta di grandissimi giocatori, di trionfi epocali, di invenzioni e di uno stile riconosciuto, nel bene e nel male, in tutto il mondo. All’interno della nostra storia, ce n’è una che merita un elogio a parte, ed è la storia dei nostri portieri.

La scuola italiana è sempre stata il non plus ultra per quanto riguarda il ruolo più particolare che ci sia nel nostro amato gioco: ha subito una leggera flessione qualche anno fa, però ora sta ritornando in auge con una serie di giovani talenti che sono pronti a ripercorrere le strade dei grandi che li hanno preceduti. Individuare i possibili cinque migliori portieri nella storia del calcio italiano è molto difficile, già farei fatica a indicare i primi dieci, però voglio proporvi il mio quintetto d’oro.

Con una premessa: non voglio fare una mera classifica, voglio parlarvi di cinque monumenti assoluti in libertà. E prima di farlo voglio citarvi alcuni nomi che sono costretto a lasciare fuori, come i giganti dell’anteguerra Combi, Olivieri, Sentimenti IV e Bacigalupo, o Sarti, Cudicini e Albertosi, per finire con Marchegiani e Toldo: tutti portieri di altissimo rango che meritano menzione e plauso. 

Angelo Peruzzi

“Tyson” Peruzzi mi ha sempre entusiasmato per la sua figura scanzonata: un portiere muscolare, robusto ma sempre col sorriso. Soprattutto, un portiere formidabile nonostante non presentasse i canoni fisici della classica figura del ruolo. Un muro più che un felino, ma un estremo difensore con grande reattività e senso della posizione. In bacheca vanta ben tredici trofei vinti con tre club diversi (Roma, Juventus e Lazio) di cui quattro in ambito internazionale. Ha vinto tutto quello che c’era da vincere: tre volte la Serie A, tre volte la Coppa Italia, tre volte la Supercoppa italiana più Coppa Uefa, Champions League, Supercoppa Europea e Coppa Intercontinentale. A cui si aggiungono l’Europeo Under 21 conquistato nel 1992 e il Mondiale del 2006 vissuto come determinante uomo-gruppo. Un gigante assoluto e un personaggio estremamente gradevole.

Gianluca Pagliuca

È il portiere italiano degli anni ’90, nonché il secondo di sempre per numero di partite disputate in Serie A e quello che, con Handanovic, ha parato più calci di rigore nella storia del nostro campionato. La sua epopea si divide in tre fasi: quella che lo ha visto emergere come saracinesca della grande Sampdoria di Mantovani, con cui vinse l’incredibile Scudetto del 1991 ma anche la Coppa delle Coppe e tre volte la Coppa Italia; quella del quinquennio interista con la conquista della Coppa Uefa e quella della maturità nella sua Bologna con 250 partite di campionato disputate in rossoblù prima dell’ultima stagione ad Ascoli. In totale, venti campionati (19 in A e 1 in B) oltre a due Mondiali da titolare e due partecipazioni alle Olimpiadi. Nel suo modo di intendere il ruolo, spiccava soprattutto la plasticità abbinata a un atletismo notevole che ne hanno fatto un portiere fortissimo soprattutto fra i pali e spettacolare negli interventi.

Walter Zenga

L’Uomo Ragno è il simbolo dei portieri italiani anni’80 oltre che di quell’epoca milanese favolosa e irripetibile. Figura irriverente e carismatica, anticonvenzionale e scenografica, ha legato la sua carriera all’Inter con cui ha giocato quasi 500 partite vincendo lo Scudetto dei record nel 1989, ma anche alla Nazionale italiana, visto che in Azzurro – a Italia ’90 – è rimasto imbattuto per 517 minuti fissando il recordo assoluto nella storia della Coppa del Mondo, impresa che dovrebbe essere ricordata maggiormente visto che di lui, in quel Mondiale, si sottolinea di più il tentennamento in uscita che ha portato al gol di Caniggia nella semifinale con l’Argentina. Il maestro Gianni Brera lo aveva soprannominato “Deltaplano” per la sua propensione al volo elegante, marchio di fabbrica assoluto del suo gioco. Un portiere vecchio stampo per caratteristiche tecniche ma modernissimo nell’apertura mentale, infatti nella sua seconda vita calcistica – quella di allenatore – ha girato per il mondo alternando imprese e sconfitte, ma sempre lasciando un segno marcato.

Gianluigi Buffon

Buffon è semplicemente il più grande portiere di questa era, e non parlo solo di calcio italiano. Semplicemente, un monumento. Per descriverlo tecnicamente, basterebbe dire: ha tutto, al massimo del livello. Forza fisica, senso della posizione, riflessi, tecnica e leadership. Con una vera e propria propensione al miracolo, mostrata svariate volte in una carriera che lo ah visto mietere successi: ha il record di presenze in Serie A (condiviso con Maldini), ha il record di imbattibilità nei campionati italiani a girone unico (974 minuti), ha vinto 9 scudetti (nessuno come lui), ha vinto persino la Serie B e ha vinto anche il Mondiale del 2006 da protagonista primario, ed è stato un vero peccato che non gli sia stato assegnato il Pallone d’Oro, perché fra i portieri che avrebbero potuto ambire ad eguagliare il primato di Jašin lui è stato quello che probabilmente lo avrebbe meritato di più. Una sorta di maledizione, come quella che gli ha impedito di vincere la Champions League. Ma che non adombra la figura di uno dei più grandi portieri che il calcio abbia mai visto.

Dino Zoff

Dulcis in fundo, il vero monumento al portiere italiano: Dino Zoff, l’unico Azzurro ad aver vinto sia un Mondiale (nel 1982, a quarant’anni compiuti, diventando il più anziano vincitore di una Coppa del Mondo) che un Europeo (nel 1968, quando fu chiamato a giocare per l’infortunio di Albertosi). Colonna assoluta della Juventus degli anni ’70, un decennio in cui ha stabilito il record ineguagliato di 332 partite disputate consecutivamente in Serie A, e dei primi anni ’80: ha vinto sei scudetti, due volte la Coppa Italia e una Coppa Uefa, ma anche lui come il suo erede Buffon ha vissuto la maledizione della Coppa dei Campioni con la finale persa contro ogni pronostico ad Atene contro l’Amburgo. Zoff è stato l’icona assoluta della sobrietà nell’interpretazione del ruolo, dell’efficacia messa davanti a qualsiasi forma di scenografia: senso della posizione, pragmatismo nelle scelte, freddezza nell’intervento, prontezza nelle uscite e anche una compostissima pacatezza d’espressione ne hanno fatto un personaggio universalmente apprezzato e applaudito anche per quella che è stata la sua successiva carriera di allenatore. 

Chi fra Zoff e Buffon sia stato il più grande in assoluto non voglio dirlo, anche perché si entrerebbe nel campo esclusivamente del gusto personale e non della verità accertata. Quel che invece è sicuro, è che nessuna nazione calcistica può vantare due mostri sacri simili nella propria scuola, e in generale una dinastia così ricca ed efficace come quella dei portieri italiani.