6, 6, 6.5, 6.5, 8, 6, 6.5, 6, 6.5, 7.5, 6, 5.5, 7, 6.5, 6, 7, 6.5, 6.5, 7.5, 6.5, 6.5.
Non siamo svenuti con la capoccia sulla tastiera. Per il momento almeno. Questa è la media dei voti di Samir Handanovic, portiere nerazzurro. I voti di questa stagione, s’intende.

Fanno ventuno presenze totali, con soli diciotto gol subìti, un’unica insufficienza e tante altre cose che i numeri non possono raccontare. Lo facciamo noi.

https://youtu.be/89Bp5hpLwPE

Critiche eccessive?

Samir Handanovic per troppo tempo è stato definito quello “bravo ma non bravissimo”. Perché “non esce mai”. Perché “non ha i piedi adatti”. Perché “parla poco”. Perché “è forte solo in porta”. È-forte-solo-in-porta. Come dire a un muratore che è bravo solo a costruire muri o al maestro Peppe Vessicchio che è capace solo a far vibrare la bacchetta. Mah.
Comunque, Samir Handanovic non sta giocando. S’è fatto male alla mano. Al suo posto c’è il buon Padelli, che a differenza del titolare non è forte “solo in porta”, non è forte e basta.

Il problema in ogni caso non è tanto la presenza di Padelli – pare che i recenti inciampi siano tutta colpa sua -, semmai l’assenza di Handanovic (se questa frase vi sembra una puttanata è possibile che abbiate ragione, ma magari non completamente. Proseguite).

Top player per davvero

Handanovic è fortissimo. Il più forte numero 1 della serie A. Oh, sono opinioni soggettive, ma neanche troppo. Da quando è all’Inter (9 luglio 2012) ha “consegnato punti”. Il senso è che nel rapporto “papere/parate decisive” alla fine di ogni singola stagione il colosso sloveno si è potuto guardare allo specchio con il fare di chi ha ampiamente fatto il suo dovere. Sempre. Eppure c’era chi lo prendeva in giro. E persino chi lo insultava. “È il punto debole di questa squadra, non dà tranquillità al reparto”. Dicevano così, controllate pure, e lo dicevano quando l’Inter aveva sì tanti punti deboli, ma di sicuro non in porta.

Non si può fare a meno

Oggi i nerazzurri hanno molti meno punti deboli, ma ancora pochi punti di “vera” forza. Handanovic è uno di questi e ce ne stiamo rendendo conto ogni volta che i nerazzurri scendono in campo e il capitano è costretto a guardare dalla tribuna. Prendiamo la partita persa con la Lazio: Padelli sbaglia, è vero, ma non fa tutto da solo. Skriniar pasticcia pure lui, Godin anche, e persino quel fenomeno di De Vrij (il più costante in assoluto da inizio stagione) si ritrova a balbettare. È una questione di automatismi da rivedere, certo, ma anche di sicurezza che non c’è più. E la sicurezza te la dà proprio quell’uomo lì, Samir da Lubiana, 35 anni, principe dei cosiddetti “clean sheet”, che in italiano significa “foglio pulito” e in ambito pallonaro vuol dire “terminare la partita senza prendere gol”. E poi para rigori in quantità e imposta l’azione perché sì, è migliorato pure con i piedi.

Samir serve…

E quindi niente, non è che siamo qui a lagnarci e adire che senza Handanovic il mondo sia finito, ma la certezza è una e una sola: se l’Inter vuole continuare a inseguire il sogno scudetto è bene che recuperi in fretta il suo numero 1, che da un anno esatto – tra l’altro – è anche il suo capitano. Per intenderci, l’1 marzo c’è Juventus-Inter…