Galacticos in campo, ma fuori? Non tutti i calciatori, si sa, fanno vita da atleti, specie quelli del Real che dominava le scene europee nei primi anni 2000…

Col senno di poi…

Avesse pensato di più al calcio e meno alle feste, chissà Roberto Soldado quante e quali soddisfazioni si sarebbe tolto con la maglia del Real, ma per un giovane era facile smarrirsi in uno spogliatoio come quello:

Vedo foto di quando ero al Real e mi vergogno. Ero un ragazzino. C’erano giocatori come Figo, Zidane, Raul, che erano dei grandissimi professionisti. Ma io ero fissato con gli altri. Ho seguito quelli che non avrei dovuto seguire. Bisogna essere responsabili di se stessi, sapere quello che è giusto e quello che è sbagliato, dove sta il limite. Ma io sono arrivato pensando di essere più forte di Beckham, non ero mentalmente preparato. Avrei voluto giocare al Real al mio 100%, qualcuno avrebbe dovuto darmi una botta in testa e chiedermi cosa stessi combinando.

Nottate e bevute

A Soldado oggi resta più vivo che mai il rimpianto per aver gettato via la migliore chance della sua carriera, ma ormai è troppo tardi per riscrivere la storia:

È un’idea che ti entra in testa. Se mi davano un bicchiere di vino, io lo bevevo. E a17 o 18 anni, se era l’una di notte e qualcuno diceva di andare a bere, io ero il primo che si preparava ad uscire”. Insomma, uno stile di vita Galactico fuori…ma non in campo. “Non mi regolavo, mangiavo tantissimo. Guardo le foto dell’epoca e mi chiedo come facessi a giocare con i Galacticos in quello stato.