E’ un Europeo che continua a regalarci spettacolo e clamorose sorprese: la cosa più incredibile è l’adieu alla Francia, chiaramente ancor più sorprendente delle uscite di Olanda e Portogallo. Però se vogliamo trovare la cosa più “assurda” vista fin qui dobbiamo guardare alla Spagna. La Spagna che arriva ai quarti avendo vinto solo una partita su quattro nei novanta minuti. La Spagna che prima non segnava mai e adesso che fa gol a cascate, combina qualsiasi cosa per subirne. La squadra delle scelte da ottovolante di Luis Enrique, un progetto chiaramente in transizione che vanta un potenziale molto interessante ma che non ci ha ancora fatto vedere quale sia veramente la ricetta per farlo rendere. Una Spagna pazza, enigmatica e divertente. Una Spagna che ha rischiato di uscire nel girone, si è fatta trascinare ai supplementari negli ottavi quando ormai pensava di averli vinti e che poi all’improvviso invece di ritrovarsi di fronte la favoritissima Francia scopre di dover affrontare la Svizzera. Se non è roba da matti questa….

La squadra di Luis Enrique

Certo, non si può non far risalire una buona parte di questa follia alla gestione del Commissario Tecnico Luis Enrique. Questo progetto lo ha inaugurato tempo fa, lo ha dovuto lasciare per il tragico fatto che ha colpito la sua famiglia e poi lo ha ripreso spazzando via chi lo aveva gestito al posto suo. Luis Enrique era così da giocatore e lo è anche in panchina: un visionario, uno che si è proposto (peraltro con palpabili profitti) di fondere le essenze filosofiche dei due poli opposti del calcio spagnolo, peraltro entrambi da lui rappresentati in campo. Il calcio di palleggio della tradizione blaugrana e la verticalità focosa come da dna madridista. Non un tiki-taka ma una volontà inderogabile di prendere le redini della partita in mezzo al campo. Non un “risultatismo” esasperato, ma in ogni caso l’obiettivo di andare dritti alla meta. Più che le idee dell’asturiano, quel che tende però praticamente sempre a saltare all’occhio sono i suoi metodi. E in questa campagna europea la sensazione è che stia andando addirittura oltre le particolarità già conosciute. Nell’anno in cui le rose sono state ampliate a ventisei elementi, lui ha deciso di chiamarne comunque solo ventiquattro, senza inserire giocatori del Real Madrid (quando forse il polivalente Nacho gli avrebbe dato un po’ di cautele) e convocando un solo terzino destro di ruolo che peraltro è Cesar Azpilicueta, che in Nazionale non metteva piede da tre anni e che in questa stagione è stato un grande leader del Chelsea campione d’Europa giocando però da centrale di destra in un pacchetto a tre.
Ha deciso di mantenere in rosa Busquets nonostante l’iniziale indisponibilità per consegnargli, appena possibile, le chiavi di un centrocampo di cui ha fatto un leader intoccabile lo smagliante classe 2002 del Barcellona Pedri e nel quale non trova praticamente mai spazio un pezzo da novanta del calcio continentale come Thiago Alcantara, come ha dimostrato la partita di ieri in cui è rimasto in panchina centoventi minuti nonostante i sei cambi compiuti.
Ha lasciato a casa Sergio Ramos, Canales, Asensio e Rodrigo, tutti giocatori sui quali aveva puntato decisamente nei tempi immediatamente precedenti le convocazioni. Ha chiamato e manda stabilmente al fronte giovani rampanti come appunto Pedri ma anche Ferran Torres e Dani Olmo ma anche un mestierante inatteso come Sarabia, reduce da una stagione tutt’altro che indimenticabile a Parigi. Ha scelto stabilmente Morata come riferimento offensivo, rispondendo alle contestazioni dicendo che la sua squadra è “Morata più altri dieci”, mettendo invece in secondo piano i trenta gol stagionali di Gerard Moreno che volendo potrebbe anche far convivere con il centravanti juventino: lo ha fatto un paio di volte ma non ne pare molto convinto, e infatti contro la Croazia Moreno non ha avuto minuti, vedendo entrare al posto suo sia Olmo che Oyarzabal. Che questa Spagna sia fatta ad immagine e somiglianza del suo allenatore è indubitabile. Che sia tutto un po’ lontano da ciò che suggerirebbe la logica, anche. Che possa fermarsi alla prossima curva o anche arrivare ad alzare la coppa, altrettanto.

Ma quanto vale veramente la Spagna?

Una cosa è da chiarire. Parliamo di una Nazionale in un chiaro processo di transizione evolutiva, che a questo Europeo è arrivata in condizioni difficilissime e che può vantare una batteria di giovani di sicurissimo avvenire con pochi eguali al mondo. Però è la Spagna: sapendo e vedendo ciò che può fare già nell’immediato, non si può non considerarla come una big.
Finora abbiamo visto una squadra che ha dominato sul piano tecnico tutti e quattro gli avversari che ha incontrato (Svezia, Polonia, Slovacchia e Croazia) ma che è sempre andata in difficoltà sul piano temperamentale e che ha fatto qualsiasi cosa per complicarsi la vita. L’incredibile e pirotecnica giostra andata in scena ieri pomeriggio a Copenaghen ne è stata una dimostrazione esemplare. Ha nascosto il pallone ai vice campioni del mondo e si è fatta l’autogol più tragicomico dell’estate, ha sbagliato ancora una messe di occasioni, ha ribaltato la partita sul 3-1 e si è comunque fatta riprendere subendo due gol quantomeno ingenui negli ultimi cinque minuti. Infine ha sgasato forte nei supplementari rompendo anche la maledizione di Morata, ma fino alla fine ha dovuto ringraziare la voglia di riscatto di Unai Simon, autore di almeno un paio di parate fondamentali.
In settanta metri di campo, gli spagnoli sono fortissimi. Busquets e Pedri, il vecchio e il bambino, parlano una lingua calcistica sublime (e Thiago Alcantara apparirebbe come il complemento perfetto, ma Luis Enrique non toglie Koke e al limite mette Fabian), gli esterni offensivi macinano calcio di finissima qualità, peraltro con la costante collaborazione di terzini di preziosa spinta visto che Azpilicueta è tornato in pompa magna segnando un gol d’importanza capitale e Jordi Alba – al netto della panchina sorprendente contro la Croazia, altro colpo di teatro del CT…. – ha un peso specifico comprovato.
I rebus finora si sono visti, a fasi alterne, nelle due aree: Morata ha segnato due gol ma ha anche sbagliato un rigore e almeno otto chiarissime occasioni per aumentare il proprio bottino, finendo nel mirino di contestazioni esageratissime sia nella forma che nella sostanza. Dall’altra parte l’assenza di due leader storici come Piqué e Ramos ha aperto un vuoto temperamentale che al momento si rischia di pagare. Però fra tutte le follie di queste settimane spagnole c’è anche il fatto che invece di incrociare la Francia ci sarà un quarto con la Svizzera che potrebbe spalancare le porte della semifinale. Meglio comunque non dare nulla per scontato. In questo Europeo in generale, e con la Spagna in particolare…