Quella tra Paolo Maldini e il Milan è una storia che ha una data di inizio ben precisa (vi dice niente il 20 gennaio 1985, Stadio Friuli di Udine?), ma di cui non si intravede nemmeno lontanamente la fine. Sì, perchè ciò che lega il Capitano ai colori rossoneri non può essere etichettato soltanto come senso d’appartenenza, né tantomeno come amore per la maglia: è un qualcosa di molto più profondo, che affonda le proprie radici nella famiglia e germoglia nella leggenda di tre generazioni unite sotto due soli colori.

Nel nome del padre

L’epopea di Paolo Maldini al Milan è nata sulle orme di quella di papà Cesare, capostipite della dinastia rossonera, arrivato dalla Triestina nel lontano 1954 e diventato, con le sue 412 presenze, un simbolo della squadra di Rocco, prima italiana a conquistare la Coppa dei Campioni nel lontano 1963. Il destino ha poi voluto che Paolo, esattamente 40 anni dopo, sempre sotto il cielo d’Inghilterra, avrebbe alzato anche lui la Champions da capitano. Nel nome del padre.



26 trofei in 25 anni

Ma la coppa di Manchester è solo uno dei 26 trofei conquistati da Paolo Maldini nei suoi 25 anni in maglia rossonera, che diventano addirittura 31, se includiamo gli anni trascorsi nel settore giovanile. Un palmarès che fa di Maldini uno dei calciatori più vincenti della storia del calcio, con una particolarità però, rispetto ad altri illustri colleghi: Cuore di Drago è infatti riuscito nell’impresa di collezionare così tanti trofei con un’unica maglia. Un record nel record.



Quel giorno a Firenze…

Veniamo ora al fatidico 31 maggio 2009, ultimo atto della carriera calcistica di Paolo Maldini. E’ stato lo Stadio Artemio Franchi di Firenze l’ultimo campo di battaglia che ha visto scendere in campo la maglia del Milan numero 3, poi ritirata in attesa di tornare -un giorno- sulla schiena di un altro Maldini. E forse è stato un segno del destino che, quel 31 maggio, il Diavolo sia sceso in campo non con la classica divisa rossonera, bensì con la casacca bianca, quella che ha -da sempre- accompagnato le vittorie europee dei rossoneri. Un ultimo omaggio che il dio del calcio ha voluto tributare ad uno dei suoi discepoli più devoti.



Spareggio Champions

La carriera da calciatore di Paolo Maldini non poteva che finire nel segno della Champions League, la coppa che ha vinto 5 volte da calciatore (solo lo spagnolo Gento, con 6, lo precede nell’albo d’oro di tutti i tempi): l’ultima giornata della stagione 2008/09 mette infatti in palio un vero e proprio spareggio tra Fiorentina e Milan, dove chi vince conquista l’accesso diretto ai gironi della coppa dalle grandi orecchie, mentre chi perde dovrà passare dalla strettoia dei preliminari. Lo stadio Artemio Franchi è strapieno e tutto colorato di viola: il Milan che si gioca la Champions si prepara a salutare, oltre a Maldini, anche Carlo Ancelotti e Ricardo Kakà, rispettivamente all’ultima panchina e all’ultima presenza rossonera.



Addio, ma in grande stile

Un addio sì, ma in grande stile, quello dei tre totem rossoneri: il Milan si impone 2-0 a Firenze grazie alle reti tutte brasiliane di Kakà, al decimo del secondo tempo, e di Pato, subentrato nella ripresa a Pippo Inzaghi. La partita, però, si interrompe al minuto 87 quando, nonostante i rossoneri abbiano già esaurito i cambi, i giocatori della Fiorentina mettono di proposito la palla fuori per consentire la passerella finale di Paolo Maldini. Una cosa mai vista nel mondo del calcio. E così, nonostante in palio ci sia l’accesso alla Champions League, anche uno stadio tradizionalmente ostile come i Franchi si alza tutto in piedi per onorare la leggenda del Capitano rossonero, che si interrompe così dopo 902 partite, 25 stagioni e una sola maglia. Con quel carisma, quell’eleganza e quella classe, dentro e fuori dal campo, che ne hanno fatto uno dei grandi ambasciatori del calcio italiano nel mondo.



“Non lo dimenticherò mai”

E proprio la partita di Firenze è uno dei ricordi che Paolo Maldini custodisce più gelosamente, come ha confessato in un’intervista a Sky Sport:

La mia ultima partita in Serie A è stata il 31 maggio 2009 a Firenze. La sfida valeva una qualificazione alla Champions League successiva. La Fiorentina con una vittoria di due gol di scarto si sarebbe potuta qualificare per la Champions e quindi era una partita reale. In tutto questo, Carlo Ancelotti decise di togliermi per far sì che il pubblico presente al Franchi potesse salutare la fine della mia carriera. Mancavano 3 minuti alla fine, e 3 minuti nel calcio possono essere un’eternità. Chi ha giocato a calcio lo sa. Nicola Rizzoli, l’arbitro della partita, decise di interrompere la gara senza giocare quei 3 minuti finali per farmi avere il tributo di tutto lo stadio. È stata una forma di rispetto che ho apprezzato tantissimo.

La storia da calciatore di Paolo Maldini si è chiusa così, in un pomeriggio di Primavera inoltrata a Firenze, dopo aver assicurato al suo Milan la partecipazione alla successiva Champions League. Un arrivederci più che un addio, che racchiude tutto l’amore che un padre riserva alla propria creatura: la stessa che, qualche anno dopo, Maldini avrebbe ritrovato nelle vesti di dirigente, per scrivere nuove pagine di storia. Ovviamente rossonera.