Eniola Aluko lascia la Juventus: l’ormai ex attaccante della squadra femminile bianconera denuncia con una lettera al quotidiano britannico The Guardian frequenti episodi di razzismo alla base della sua decisione di lasciare l’Italia.

“Trattata come una ladra”

La calciatrice nigeriana saluta quindi i bianconeri dopo appena un anno e mezzo in cui ha conquistato Scudetto, Supercoppa e Coppa Italia. Alla base della sua decisione i comportamenti razzisti subiti nel corso della sua esperienza italiana:

A volte Torino sembra un paio di decenni indietro sul tema integrazione. Sono stanca di entrare nei negozi e avere la sensazione che il titolare si aspetti che io rubi qualcosa.  

“Italia indietro di decenni”

La missiva prosegue quindi con un parallelo con il campionato maschile, tristemente costellati da episodi di intolleranza come quelli accaduti a Mario Balotelli al Bentegodi contro l’Hellas Verona:

Il tema del razzismo è presente in Italia e nel calcio italiano ed è l’inefficace risposta a questo che veramente mi preoccupa. Mi riferisco ai presidenti, ma anche ai tifosi del calcio maschile che lo vedono come parte della cultura, del tifo…

Risponde il sindaco Appendino

L’addio della Aluko si porta dietro, inevitabilmente, uno strascico di polemiche destinate a strabordare anche nel campo politico. Chiara Appendino, sindaco di Torino, ha voluto dedicare un lungo post alla calciatrice nigeriana, definendo il valore dell’accoglienza come principio fondante del capoluogo piemontese:

Queste dichiarazioni pesano come un macigno. Pesano perché si riferiscono a valori universali, come quelli dell’accoglienza e della lotta alle discriminazioni. Pesano perché la storia di Torino è una storia di porte aperte, non chiuse. Pesano perché oggi, purtroppo, nel nostro Paese episodi di discriminazione sono tornati a diffondersi. 

Il primo cittadino prosegue quindi prendendo le distanze da quanto avvenuto e lanciando anche un segnale di speranza per il futuro:

Ecco il motivo per cui vorrei dire a Eniola e a quanti, nel silenzio, hanno subìto episodi simili, che ad essere tornata venti anni indietro non è la Città, ma sono solo alcune persone. Che non rappresentano altro che loro stesse. Torino invece è sempre qui. Profondamente determinata nel rifiutare che queste possano essere ridotte al colore della pelle, alla religione, o a qualsiasi altra caratteristica della persona.