‘Don’t cross the boss’, questa la prima regola da tenere a mente per sopravvivere nello spogliatoio dello United: non fare arrabbiare il capo, altrimenti sono guai! Un suggerimento quantomai prezioso se il capo è Sir Alex Ferguson…

Una casa nuova

Dura lex sed lex: la legge di Sir Alex Ferguson era uguale per tutti e non ammetteva deroghe… Nessuno poteva fare di testa propria, niente era concesso senza l’avallo del Boss, parola di Lee Sharpe:

Ho avuto un po’ di scontri con lui a essere onesti. E il peggiore è avvenuto ad Anfield. Prima di quella partita gli avevo chiesto se potevo trasferirmi dagli alloggi dei calciatori in una casa tutta mia con la mia fidanzata. Lui mi ha risposto che ero un po’ troppo giovane, ma siccome ero un calciatore della prima squadra me lo avrebbe comunque permesso. Ma mi ha anche detto che se il mio rendimento ne avesse risentito, sarei dovuto tornare alla sistemazione precedente. E io gli ho detto che non sarebbe stato un problema.

Quella volta ad Anfield

Quando il rendimento di Sharpe comincia a calare dopo il suo trasferimento nella casa nuova con la fidanzata, per lui si mette male ed inevitabilmente arriva il momento della resa dei conti con Ferguson:

Quindi ho trovato una casa e ho fatto venire la mia ragazza da Birmingham e tutto andava alla grande, ma poi sono calato di forma il che non era quello che Sir Alex voleva. E quindi ad Anfield siamo andati sotto e a fine primo tempo mi ha fatto il rimprovero più duro della mia vita. Mi ha detto di vendere la casa, di rimandare la mia ragazza a casa e di uscire e giocare. Quella partita è stata un’incubo, mi ha sostituito a venti minuti dalla fine e quando sono tornato ho fatto come mi ha detto: casa e macchina vendute e fidanzata rimandata a Birmingham.

Rimproveri e punizoni

Se inizialmente Sir Alex si era mostrato gentile e premuroso nei confronti di Sharpe, il suo atteggiamento mutò radicalmente nei mesi successivi, trasformando l’avventura del giovane Lee a Manchester in un autentico incubo:

Molte volte era un tipo davvero spaventoso. Quando ho firmato per lo United era gentilissimo e mi seguiva con attenzione. Poi, dopo un paio di mesi, ha cominciato a rimproverarmi per qualsiasi cosa e ha continuato per tutti gli otto anni che sono stato allo United, quindi cercavo sempre di nascondermi e di stargli lontano. Era davvero spietato, ma aveva una tale etica del lavoro e una tale conoscenza del calcio e dei calciatori che ho imparato moltissimo da lui. Era un piacere giocare per Sir Alex.