Sembra incredibile, ma nel 2020 è un argomento (ancora) attuale: il razzismo. Il caso di George Floyd ha riacceso un fuoco mai davvero spento. L’opinione pubblica, i social e i personaggi dello spettacolo si sono schierati e anche il calcio lo ha fatto.

Perché il calcio muove le masse da sempre, e al razzismo ha sempre risposto in modo chiaro: “Basta”.

Arriva un momento in cui dire “Basta” è l’unica strada.

Lo sa bene André Kpolo Zoro, che interruppe un Messina-Inter del 2005. Non sopportava più gli insulti razzisti provenienti dal settore ospiti, così prese in mano il pallone e disse “Basta“.

Non accetto che la gente venga nello stadio, in casa mia, per rivolgermi insulti razzisti.

Andrè Kpolo Zoro

E disse “Basta” anche Kevin Prince Boateng in un Milan-Pro Patria del 2013 quando, bersagliato da cori razzisti, spedì il pallone in tribuna, si tolse la maglia e andò via interrompendo la partita.

Samuel Eto’o ai tifosi del Cagliari nel 2010 disse “Basta” a modo suo: gol fantastico ed esultanza “da scimmia” per sottolineare la stupidità e l’ignoranza degli insulti.

Disse “Basta” Koulibaly contro l’Inter nel 2018. Dopo i continui ululati non ha retto e si è fatto espellere e “Basta” lo dissero
anche i tifosi.

Un altro grande “Basta” è stato urlato e calciato da Mario Balotelli nell’ultimo Verona-Brescia: un pallone scaraventato in curva per zittire l’ignoranza.

Ma adesso “BASTA” dobbiamo imparare a dirlo tutti noi. Perché nella vita, come nel calcio, i colori non contano: siamo tutti uniti sotto lo stesso cielo e sotto le stesse stelle dalla stessa passione.

Io ho un sogno: che un giorno questa Nazione si leverà in piedi e vivrà fino in fondo il senso delle sue convinzioni. Noi riteniamo ovvia questa verità, che tutti gli uomini sono creati uguali.

Martin Luther King