Un padrone del centrocampo con origini da schiavo.

Basta poco per introdurre al mondo del calcio la figura di Clarence Seedorf. “Seedorf” appunto, appellativo tedesco per un calciatore che trova le sue radici nel Suriname; un cognome che la sua famiglia si vede affibbiare per mera diplomazia ma che ben presto Clarence farà gridare al mondo, stavolta sì, per scelta personale.

Nel 1979 giunge in Olanda portando in dote, sui campi di calcio, un tiro spaventoso, dribbling secco e ragionato, gambe solide e potenti.
Clarence Seedorf parlerà poi fluentemente 6 lingue: olandese, inglese, italiano, portoghese, spagnolo e surinamese; piedi e testa però già all’età di dieci traducono sul terreno di gioco il linguaggio universale del calcio.

A quell’epoca viene notato da un’agenzia di talent scout di un certo Johan Cruijff che non ci pensa su due volte a portarlo ad Amsterdam, a casa dell’Ajax, dove diventa prima Clarence e poi Seedorf.
Già perché all’Ajax la disciplina è importante e la scuola olandese forma prima l’uomo e poi il calciatore; insegnamenti che quel giovane ragazzo porterà dentro di sé per tutta la sua carriera.

Carriera che inizia ufficialmente proprio coi Lancieri di Amsterdam, nonostante a 15 anni avesse ricevuto già un’offerta dal Real Madrid. Ci sarà tempo per sposare le Merengues e Clarence lo sa. Quello che forse non può sapere è che a 16 anni, nel 1992, entrerà ufficialmente nella rosa della prima squadra e che nello stesso anno diventerà il più giovane giocatore dell’Ajax ad esordire in campionato.

Intervistato da una tv olandese prima ancora di fare il suo esordio dirà di essere centrocampista centrale ma di sentirsi in grado di poter giocare in qualsiasi ruolo ma, soprattutto, di sentirsi in grado di poter giocare subito, senza pressioni che anzi lo incentivano e lo motivano a dare il meglio.

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Parole che suonano quasi di vecchio e che cozzano con un ragazzino che ancora non ha dimostrato nulla al calcio ma che non tarderà a farlo. In tre stagioni all’Ajax gioca 90 partite realizzando 11 gol e sotto la guida di Louis Van Gaal vince due campionati, una coppa, una supercoppa di lega ed un’incredibile Champions League contro il Milan.

Quella squadra è davvero devastante ma il progetto olandese è destinato a poco a poco a sgretolarsi perché campioni di quel calibro non possono durare per sempre. Difatti, nel 1995 Seedorf giunge per la prima volta in Italia, a Genova sponda Samp, realizzando un’annata difficile ma nel corso della quale riesce comunque a farsi notare. Su tutti, a tenere gli occhi fissi su di lui è Fabio Capello che in quell’anno aveva vinto lo Scudetto col Milan ma che però l’anno successivo scelse di allenare il Real Madrid portandosi nella valigia italiana proprio Seedorf.

Clarence ha 20 anni ma è già uomo, non solo in campo ma anche fuori; addirittura di lui si dice che più volte prendesse parola nello spogliatoio per imporre la sua visione o lettura di gioco. Atteggiamento questo che nel corso della carriera farà storcere il naso a più di un compagno di squadra. Nei due anni e mezzo madrileni però la squadra è solidissima e Seedorf diventa calciatore vero alternando la posizione di mediano a esterno di centrocampo. Le sue 121 presenze totali gli valgono il titolo di campione di Liga e la seconda Champions League, ancora una volta conquistata contro un’italiana, la Juventus.

Italia che entra sempre più nel destino dell’olandese quando nel dicembre 1999 Clarence accetta il trasferimento all’Inter di Marcello Lippi che però non riuscirà mai a trovargli la giusta collocazione tattica, in virtù di un pregio, quello da tuttocampista, che finirà per diventare un difetto. Seedorf, infatti, non è più un ragazzino e sente la necessità di canalizzare il suo genio calcistico in un ruolo ben definito: il trequartista. Non lo capiranno nemmeno Tardelli e Cuper, nonostante con quest’ultimo riuscì comunque ad arrivare ad un soffio dallo Scudetto nel celebre 5 maggio 2002.

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Qualche mese dopo in piena estate Clarence sceglie ancora una volta Milano, passando stavolta nell’emisfero rossonero, “accolto” da diffidenza e malumori. D’altronde la Milano calcistica è così, un tradimento resta tale a prescindere dal fatto che venga fatto nei confronti di una o dell’altra squadra, e difficilmente il calcio e i tifosi perdonano.

Tuttavia, Seedorf non chiede nulla ai supporter rossoneri; quello che ha da dire lo dice sul campo, come ha sempre fatto, e le sue parole rossonere si traducono in dieci stagioni con la stessa maglia per un totale di 432 presenze e 62 reti. Con la maglia del Milan raccoglie qualcosa come due campionati italiani, due Supercoppe italiane, una Coppa Italia, due Supercoppe europee, un campionato del Mondo per Club e, soprattutto, due Champions League che nel complesso totale della sua carriera saranno quindi quattro; unico giocatore nella storia del calcio ad averla vinta con tre squadre diverse.

Lascerà il Milan nel 2012 firmando il 30 giugno per il Botafogo, squadra brasiliana con cui inizierà un percorso di calciatore-allenatore che subito dopo lo riporterà in Italia proprio a Milanello, stavolta senza scarpini ma con la divisa da allenatore. Da lì diverse esperienze in panchina in Cina, Spagna e poi quella della Nazionale camerunense. 

Un’intera vita sui campi da calcio, tutta racchiusa nel nome di Clarence Seedorf.

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