Partiamo da un paio di statistiche rubacchiate su Twitter:
1) l’Inter non subiva cinque gol nelle prime due giornate dalla stagione 1983-84. In quella occasione sarebbe arrivata quarta. 2) L’Inter non segnava la bellezza di nove gol nelle prime due giornate dalla stagione 1961-62. In quella occasione sarebbe arrivata seconda. Queste due statistiche – converrete – non piaceranno a nessun sostenitore dei nerazzurri, perché quest’anno, i nerazzurri, puntano abbastanza chiaramente allo scudetto.

Rivoluzione vincente

In un mercoledì di inizio autunno i vice-campioni d’Italia si ritrovano a Benevento guidati dal loro allenatore, che poi è Conte. E cosa ti fa, Conte? Conferma la squadra che ha superato (non con poca fatica) la Fiorentina sabato scorso? Neanche per idea! Ne cambia 7 su 11. Nei Bar Sport è tutto un “Va che turnover impressionante!”. Ma poi vai a vedere e capisci che la questione è differente: contro Pippo Inzaghi e figliocci non giocano affatto le seconde scelte, semmai le “seconde, prime scelte”. Proprio così, rispetto alla prima giornata escono Lautaro, Perisic, Barella, Eriksen, D’Ambrosio, Brozovic, Bastoni. Ed entrano De Vrij, Skriniar, Hakimi, Gagliardini, Vidal, Sensi, Sanchez. Restano al loro posto Handanovic perché è il capitano, Kolarov perché ha bisogno di trovare la condizione, Young perché la volta precedente aveva giocato fuori posizione, Lukaku… perché è Lukaku.
Non c’è molto da dire, signori: l’Inter dispone di una rosa imponente e assai “ricca”. Una rosa talmente completa da consentire all’ex ct di portare avanti i suoi esperimenti senza aver paura di questo e quell’errore dei singoli. Handanovic, per dire, combina una boiata sul 3-0, ma alla fine risulta una boiata indolore.

Un campionato di belle speranze

Conte ripropone il 3-4-1-2 e questa volta dietro alle punte ci piazza Sensi (da rivedere in match più complicati). Il risultato è sotto gli occhi di tutti: tantissime occasioni, gioco fluido solo a tratti, potenziale devastante. A Benevento c’è tanta “ciccia” e il motivo, va detto, è molto poco tecnico e contemporaneamente visibile ai più: i nerazzurri dispongono di un sacco di campioni. Lukaku lo conosciamo, Hakimi si sta mettendo in mostra con molta poca timidezza, ma anche Lautaro, Sanchez, De Vrij e tutti gli altri sono di una spanna superiori ai loro avversari.
Va detto, la Serie A è decisamente spaccata. Ci sono sette squadre che giocano un campionato, altre tre o quattro che tentano di stare in “paradiso” e una decina scarsa con valori minimi, acuiti dal non-mercato post-covid. Per questo il successo dell’Inter fa certamente brillare gli occhi, ma non deve illudere nessuno e passa dalla prova – quella sì, complicata – di domenica prossima: alle 15 i nerazzurri sfilano all’Olimpico contro la Lazio.
Morale e tanti saluti: l’Inter ha fatto il salto di qualità. E per il momento non è affatto una questione di gioco, semmai di sensazioni rispetto al valore della rosa. Il gruppo a disposizione di Antonio Conte è un vero e proprio diamante grezzo, al punto che se per sbaglio il mercato chiudesse in anticipo sarebbe solo una bella notizia.