Scatto bruciante, strapotere fisico e senso del gol: se si dovesse descrivere tutto il repertorio di George Weah in una singola azione, basterebbe proiettare il gol segnato dal numero 9 rossonero contro l’Atalanta l’11 febbraio 1996. ‘Dammi solo un minuto’ cantavano i Pooh: al liberiano bastano infatti appena 60 secondi per decidere una sfida fondamentale nell’ottica di un finale di campionato che avrebbe poi incornato il Milan Campione d’Italia per la quindicesima volta nella sua storia.

Dopo Marco c’è George!

L’estate del 1995 è un momento particolare per i tifosi rossoneri che, dopo anni di continui infortuni e ricadute, il 17 agosto si stringono commossi sugli spalti di San Siro per dare l’addio ad una leggenda del calcio come Marco Van Basten. L’olandese lascia un vuoto incolmabile nei cuori dei tifosi milanisti: niente e nessuno sembra poter rimpiazzare il Cigno di Utrecht, né in campo, né tantomeno come peso specifico all’interno dello spogliatoio. La storia del Milan è però la storia di legami forti e sentimenti profondi, dove, prima ancora dei calciatori, sono gli uomini a contare. Così la scelta per il dopo Van Basten ricade su un tipo completamente diverso di attaccante: meno elegante, ma più fisico, meno spettacolare, ma imprendibile quando parte palla al piede. Stiamo parlando di George Weah, il Re Leone.



L’oro dell’Africa

Weah arriva in rossonero per circa 11 miliardi di lire dopo aver dominato in Francia con le maglie di Monaco e PSG. La sua spontaneità ha, da subito, conquistato i tifosi rossoneri: leggendario il suo “Ciao a tutti: belli e brutti” con cui era solito aprire e chiudere le sue prime interviste in un italiano sgangherato, ma ancora più celebri le sue esultanze dopo ogni gol, fuori dagli schemi perché condite da quel pizzico di Joie de vivre tutta africana. Magari non sarà stato un fuoriclasse del livello di Van Basten, ma George ci ha messo appena sei minuti per convincere tutti i tifosi milanisti a fare il tifo per lui: tanto gli è bastato per trovare il suo primo gol rossonero, nel giorno del suo esordio assoluto, contro il Padova. Pochi giri d’orologio ed è scattato un feeling incredibile tra Weah e il Milan: nel giro di pochi mesi, il liberiano avrebbe alzato al cielo –primo e finora unico calciatore africano della storia– il Pallone d’Oro, premio riservato al miglior calciatore al mondo.



4 Scudetti in 5 anni

La stagione 1995/96 è l’ultima di Fabio Capello sulla panchina del Milan: il tecnico di Pieris saluterà i rossoneri a fine anno nell’unico modo che conosce, ossia vincendo un altro Scudetto (il quarto in cinque anni di Milan, oltre alla Champions League vinta nel 1994 ad Atene contro il Barcellona e a svariate Supercoppe) per tentare una nuova avventura sulla panchina del Real Madrid. Il suo Milan è una garanzia: difesa solida, centrocampo equilibrato e un attacco a dir poco esplosivo. Oltre a Weah, i rossoneri possono infatti contare sui gol dei vari Roberto Baggio, Marco Simone, Paulo Futre e Paolo Di Canio.



Atalanta-Milan, ci pensa il Re Leone!

La partita tra Atalanta e Milan comincia praticamente con i rossoneri già in vantaggio: Maldini recupera palla sull’out si sinistra e serve in scivolata Desailly che, a sua volta, verticalizza in avanti all’indirizzo di George Weah. Il liberiano, da ghepardo dell’area di rigore qual è, si lancia subito alla caccia del pallone: tempo di un paio di rimbalzi e il numero 9 rossonero ha già recuperato, grazie alla sua velocità, i metri di svantaggio dai difensori dell’Atalanta. Uno di questi prova a rinviare il pallone, ma il contrasto sorride a Re George, che si invola così verso la porta e infila Ferron con un perfetto colpo da biliardo. Sembra fatta per i rossoneri, ma la Dea vende cara la pelle: gli uomini di Mondonico non ci stanno a concedere la passerella ai Campioni d’Italia e mettono sul campo tutto l’agonismo che hanno, affidandosi in avanti all’estro di Morfeo e ai centimetri di Vieri. Il Milan però c’è e un colpo di tacco del solito Weah mette Savicevic nelle condizioni di far male: il montenegrino in piena area pecca però di generosità servendo a sua volta Baggio che, non al meglio, viene disinnescato dalla difesa orobica. Nella ripresa non si rivede più Baggio, rimasto negli spogliatoi a causa di un fastidioso mal di schiena, e l’Atalanta prende coraggio: tocca però a Sebastiano Rossi reggere l’urto e sbarrare la porta agli attacchi orobici anche quando i rossoneri restano in inferiorità numerica in seguito all’espulsione di Panucci. Finisce così 1-0 per il Milan che, solitario, prosegue la sua marcia in testa alla classifica, tenendo la Fiorentina (seconda a 4 punti) a distanza di sicurezza.



“E’ presto per sentirci Campioni”

Protagonista assoluto della gara, George Weah non vuole però sentir parlare di scudetto già in tasca per i rossoneri e, a fine partita, predica calma:

E’ troppo presto per sentirci campioni: da quando ci sono i tre punti bastano poche partite per essere ripresi. Il mio gol è stato importante, certo, ma oggi mi è piaciuta la squadra per la sua intelligente disposizione in campo. E’ stata una vittoria importantissima contro una squadra per nulla semplice da affrontare: complimenti all’Atalanta!

Lo Scudetto, il 15esimo del Diavolo, sarebbe poi arrivato aritmeticamente con due vittorie d’anticipo sulla fine del campionato, grazie alla vittoria casalinga ottenuta per 2-1 contro la Fiorentina e Weah, con i suoi 11 gol, sarebbe poi stato il miglior marcatore rossonero prendendo la mano la squadra e conducendola dritta fino al Tricolore. Scena che si sarebbe ripetuta poi anche qualche anno dopo: memorabile la corsa di Weah e Boban, mano nella mano, verso il 16esimo Scudetto. Questa, però, è tutta un’altra storia, sempre a tinte rossonere…