Oggi vi parlo di una figura che è per lo più è stata vista come “di contorno”, ovviamente in modo superficiale. Andrea Barzagli la scorsa settimana ha salutato la Juventus, senza troppe luci, tranquillamente. Così come ha sempre fatto: tanta sostanza, poca apparenza. Ha scelto la famiglia prima del lavoro. Ha scelto la pausa di cui aveva bisogno e che gli era stata negata. E mi va di dedicare un pensiero veloce alla sua figura. Mi va, una volta tanto, di spendere qualche parola su di lui prima che su quelli che gli sono stati attorno, prendendosi spesso il protagonismo principale.

Vincente e vincitore

Lo sapete quanto ha vinto Barzagli? Nove campionati, otto in Italia e uno in Germania. Ha vinto un Mondiale, giocando da titolare il quarto di finale. Ha vinto la Serie D, ha vinto la Serie C, ha vinto l’Europeo Under 21. Ha stravinto Barzagli, eppure a trent’anni era praticamente un giocatore finito. Confinato in Germania, al Wolfsburg, quasi dimentica. Non però da Marotta, che lo ha portato alla Juventus per qualche centinaio di migliaia di euro. E ha trovato un pilastro. Un difensore straordinariamente completo, brutale fisicamente e dotato sul piano tecnico. Polivalente ma sempre con garanzie, adattabile e costantemente affidabile, sia che ci fosse da giocare a tre o a quattro, in mezzo o sulla destra: si sente spesso dissertare su difensori adatti a giocare in un modo e non in un altro, quando Barzagli è proprio l’esempio di come un difensore forte, ma forte davvero, si riveli sempre tale, indipendentemente dai moduli.

Mi viene da assimilarlo ad un faro: una sorgente di luce che illumina gli altri e non se stessa, visto che nella tanto decantata “BBC” bianconera si sono celebrati più gli altri che non lui, ma sia Bonucci che Chiellini sanno bene di dovere tantissimo del loro status alla sua puntuale presenza. Anche nel Palermo dei sogni, i nomi rimasti nella storia sono stati quelli di Toni, di Amauri, dei bomber e dei funamboli d’attacco. Ma era lui il basamento, la pietra su cui si poggiava tutta l’architettura. Un leader, un capitano senza aver bisogno di gradi ufficiali.

Presente e… futuro

Perché oltre a tutte le sue qualità calcistiche, Andrea Barzagli è stato anche un esempio di comportamento, un modello di senso del dovere. Proprio quel senso del dovere che gli ha imposto di non prendersi una pausa alla fine della sua lunga e onorata carriera calcistica, ma di rispondere affermativamente alla richiesta della Juventus di rimanere in servizio, di entrare nello staff di Maurizio Sarri, l’uomo nuovissimo per una Juve nuovissima, un uomo però anche da marcare, in un certo senso. E chi meglio di Barzagli, per marcare.

Questo suo saluto alla Juventus non è destinato a fare troppo rumore, così come lui non ne ha mai fatto troppo in campo. Se ne è parlato per un giorno, poi i temi di copertina sono immediatamente diventati altri. Però stavolta Barzagli ha davvero lasciato i bianconeri, e ho la sensazione che la sua assenza in qualche modo si avvertirà. Anche se sarà comunque impossibile pareggiare quella che è sempre stata la percezione della sua presenza.