Ci sono molte cose da dire su Real Madrid-Inter 3-2, terzo turno dei gironi di Champions 2020-2021. Noi, come da tradizione, ne diremo poche, perché mica vogliamo farvi perdere tempo prezioso.

Sconfitta dolorosa

L’Inter di Conte non va, proprio no. A Madrid, nella Casa di riserva dei Blancos (lo “stadietto” Di Stefano), i nerazzurri cadono e si fanno male, ché da questa partita dipendevano in gran parte le sorti del cammino europeo di Handanovic e fratelli. Certo, una possibilità di arrivare agli ottavi di finale c’è ancora e si chiama “vincere le prossime tre partite (o almeno due su tre)”, ma capite bene che è tutto tranne che semplice.
L’Inter nella terra dei 12 volte vincitori del Coppone ha giocato una partita se vogliamo anche coraggiosa e di volontà, ma ha messo in piazza tutto il repertorio dei difetti mostrati in questo inizio di stagione: errori dei singoli (primo gol), disattenzioni generali (secondo gol), fase difensiva inaccettabile (terzo gol). Un vero peccato, perché – diciamolo – questo Real Madrid è tutto tranne che una corazzata.
L’Inter cade, spreca molto, dorme a tratti e viene tradita dai nuovi: Hakimi, incredibile pasticcione contro la sua ex squadra; Vidal, mai in partita. In partita invece ci va quasi subito Barella, davvero strepitoso. Con lui anche un pimpante Lautaro, oltre a Brozovic e Bastoni. Gli altri, invece, sono rimasti sotto la linea del dignitoso.
E dicevamo del centrocampo: Barella gioca anche per gli altri due, Vidal e Brozovic. E tu non te lo aspetteresti mai, ma a un bel punto Conte – che ritarda e ritarda e ritarda e ritarda le sostituzioni – decide che è il momento di cambiare. I nerazzurri sono sul 2-2 e dal campo esce lui, il migliore per distacco, Nicolò Barella. E resta in campo Vidal, il peggiore. Mistero. Due minuti dopo i padroni di casa chiudono i discorsi, fanno gol, rischiano di farne pure un altro con Benzema.

Errori decisivi

Insomma, Conte sbaglia le sue mosse e, soprattutto, continua a non variare il tema tattico: 3-5-2 all’inizio (con Barella libero di svariare dove gli pare), 3-5-2 alla fine (con Barella già a far la doccia senza un vero perché).
No, così non va, e lo diciamo nella piena consapevolezza che una prestazione del genere, a Madrid, pur infruttuosa, non sarebbe da buttare in condizioni normali, ma non dopo un mese passato a inghiottire bocconi amari, ben sapendo che questo gruppo avrebbe (ha!) tutte le possibilità per fare molto e molto e molto di più (sì, anche in assenza di Lukaku, il tuo miglior giocatore). E allora chiediamo conto a Conte, e ci perdonerete lo squallido gioco di parole, ma a chi mai dovremmo rivolgerci se non al tecnico che un anno fa aveva basato le sue fortune su una ragguardevole fase difensiva e in questa nuova stagione ha trasformato il suo fortino in un colapasta con fori grandi come tortiglioni.
Tocca svegliarsi, e tocca farlo in fretta. Talmente in fretta che per questo pezzo dal sapore amarissimo non è neppure il caso di trovare un gran finale forzatamente simpatico. Proprio no.​