C’è stato un periodo in cui il nostro campionato era il più bello, il più ambito, il più visto del mondo.

Una Serie A che era la consacrazione per molti campioni che venivano da tutto il mondo per aggiudicarsi lo scudetto.

Una serie A che sfornava centrocampisti, attaccanti, ma anche difensori, anzi i difensori al tempo più forti del mondo.
Roma, marzo 1976, è lì che nasce Alessandro Nesta.
Figlio di un ferroviere e di una casalinga sogna di seguire i passi del fratello maggiore Fernando che gioca a pallone e, con dieci anni ancora da compiere, la famiglia di Alessandro riceve un’offerta della Roma di oltre dieci milioni delle vecchie lire per assicurarsi quello che diventerà uno dei centrali più forti della storia italiana.

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Sembra tutto perfetto, la chiamata di una squadra di Serie A giovanissimo, le strade che si aprono, ma a Roma si sa su certe cose non si scherza e per voce del papà laziale una cosa è chiara: Alessandro non vestirà mai la maglia giallorossa.
Ma la tempesta perfetta inizia proprio lì, il giovane Nesta viene ingaggiato dalla Lazio e dopo la trafila nelle giovanili esordisce in Serie A sotto la guida di Dino Zoff a 17 anni.

Ne bastano altri due perché diventi perno dei biancocelesti: tecnica, fisico, posizione, piedi da numero 10.
Alessandro Nesta è la tempesta perfetta.

I suoi anni nella Lazio sono indimenticabili, vince una Coppa Italia nel 1997-1998, la stagione dopo indossa per la prima volta la fascia da capitano entrando nella storia del club capitolino con la conquista della Coppa delle Coppe e la Supercoppa Europea, perdendo lo scudetto a causa della straordinaria rimonta del Milan di Zaccheroni.

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Ma la ciliegina sulla torta è il secondo scudetto della storia della Lazio, che Alessandro vince con la fascia da capitano al braccio al fotosinish mentre a Perugia si consuma il dramma della Juve.

Ma come tutte le belle favole c’è sempre una fine, e per Alessandro e la Lazio arriva quando la società entra in crisi economica e deve lasciare andare i suoi prezzi più pregiati, compreso il suo capitano.

Così Alessandro prende la strada per Milano dove formerà un vero e proprio muro con gente del calibro di Maldini, Stam e Cafu.

A Milano è un’altalena di emozioni: Champions. Scudetto, Coppa Intercontinentale, la cocente sconfitta di Atene, la vendetta con un’altra finale vinta contro il Liverpool.

La Nazionale invece è un amore/odio con Nesta che perde il posto da titolare per un infortunio nel Mondiale del 2006, ma che rimarrà fino alla magica notte di Berlino.

Alessandro Nesta è uno dei difensori più forti di sempre, un leader e un numero 10 in mezzo alla difesa, ambasciatore di un calcio che ricorderemo sempre con nostalgia.

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