Avete presente quando alla squadra X va tutto bene e anche se non gioca al massimo riesce a portare a casa il bottino pieno? E magari non combina un granché, ma a un bel punto le capita il colpo di fortuna e le valutazioni cambiano da “Che pena…” a “Che carattere!“? Ecco, non è il caso dell’Inter versione 20-21. Almeno per il momento.

La squadra di Conte pareggia all’esordio del girone di Champions League contro il Borussia Monquelchelé ed è un pareggio che fa male. Fa male perché in fondo i tre punti se li era ampiamente meritati. Fa male perché gli avversari hanno combinato poco niente. Fa male perché ha praticamente regalato due gol e lo ha fatto col suo giocatore teoricamente più esperto, ovvero Vidal. Fa male perché l’impressione – e speriamo solo quella – è che Conte non abbia lo stesso spirito combattivo di un anno fa, quello che gli ha permesso di iniziare alla grande e di concludere con un buon secondo posto in campionato e con una finale di Europa League (sì, è vero, persa, ma già arrivarci ha significato molto).

Fa male – va detto – anche perché la squadra, suo malgrado, non può disporre di tutti i giocatori che la compongono, ma è anche vero che quest’anno va così e c’è poco da fare, tocca abbozzare e darsi una svegliata.

Quella di cui non ha bisogno Lukaku, per dire. E neppure Matteo Darmian.

Ecco, Darmian. Contro i tedeschi l’ex Manchester United neanche doveva giocare, addirittura quando è sbarcato a Milano lo hanno accolto la bellezza di zero tifosi. C’erano tutte le premesse per dover rimpiangere assai l’assenza di Hakimi e, invece, il ragazzo ha giocato un partitone. Meglio lui di tanti “celebratissimi”, meglio lui di questo assetto tattico che pare sempre di più “poco bilanciato”. Questa difesa a tre non funziona, Conte – e chi altrimenti – la deve sistemare.

C’è tutto il tempo, per carità, ma è importante che quello, il tempo, non venga buttato nell’umido, perché il rischio è di ritrovarsi tra un paio di mesi a dover rimpiangere questo inizio così traballante.

Questo gruppo è forte, anzi persino qualcosa di più. Per questo il fastidio è grande, perché è proporzionato alle potenzialità di una squadra che è chiamata a fare quello che non le riesce da troppi anni: aprire la sua bacheca. Per riuscirci serve un po’ di fortuna in più (senza di quella non si va da nessuna parte), ma anche un altro piglio (piglio = bava alla bocca). Forza e coraggio che tra un attimo è Natale.