Oggi Pasquale Luiso fa l’allenatore, anche se fa un certo effetto immaginarselo composto in panchina, con tanto di guanti e giaccone imbottito d’ordinanza. Proprio lui, uno che pur di non accomodarsi in panchina, nel corso della sua carriera ha fatto rinunce importanti: alle foto da comparsa con in mano i trofei ha infatti sempre preferito il fango e le botte del calcio di Provincia, il posto ideale dove quelli come lui giocano sempre, segnano a valanga e diventano idoli dei tifosi. E’ praticamente un’ equazione matematica, che infatti lo ha consacrato nel pantheon dei bomber italiani più amati di tutti i tempi. Noi di StarCasinò.sport lo abbiamo contattato per una piacevole intervista esclusiva, che aveva come tema le 9 cose che il Toro di Sora non aveva mai detto. Fino ad ora…


I 5 grandi bomber di Provincia

#1 La Nazionale

Pasquale, come ti spieghi che uno come te, 200 gol tra i professionisti, non sia mai stato convocato in Nazionale?

Eh…oggi probabilmente mi sarei portato la maglia a casa! (ride, ndr) A quei tempi però, anche solo essere accostato alla Nazionale è stato un grande orgoglio per me, vista la concorrenza incredibile che c’era! So per certo che Arrigo Sacchi, quando era c.t., mi seguiva con attenzione: poi però ci fu il cambio con Cesare Maldini e non se ne fece più nulla, peccato!

#2 Nesta e la Lazio ‘sfiorata’…

Pensi a Pasquale Luiso e ti viene in mente il grande bomber di Provincia: c’è mai stato un momento in cui sei stato vicino al salto in una ‘big’?

Sì, due volte. La prima quando -dopo la famosa rovesciata- fui accostato al Milan su precisa richiesta di Galliani. Poi so anche che Sandro Nesta mi sponsorizzò più volte alla Lazio: da avversario, ha sempre avuto belle parole nei miei confronti, specie dopo un gol che feci in un Vicenza-Lazio 2-1 che consentì ai berici di salvarsi nel 1998. Ricordo proprio che Nesta, a precisa domanda, rispose ad un cronista: ‘Magari prendessimo uno come Luiso!’. Forse, però, fui penalizzato dal fatto che avevo già un’età avanzata e non se ne fece nulla…

#3 Perchè Toro di Sora?

Come nacque il soprannome ‘Toro di Sora’, che ti ha accompagnato nell’arco di tutta la tua carriera?

Il soprannome nacque quando giocavo a Sora e mi prese il Torino: da allora, vista la mia forza fisica e il simbolo della mia nuova squadra, divenni il Toro di Sora

#4 L’assist-man dei sogni

Gli anni ’90 sono il periodo d’oro del calcio italiano: tra i tanti grandi campioni che popolavano la serie A, con chi avresti voluto giocare?

Sarebbe troppo facile risponderti campioni come Del Piero, Totti o Zidane: ti dico, invece, che avrei voluto insaccare i cross di un esterno formidabile come Angelo Di Livio. Era un calciatore fantastico, e credo che insieme avremmo fatto sfracelli!

#5 Numeri di maglia: 9 o 32?

Hai avuto due numeri di maglia che hanno segnato la tua carriera, il 9 e il 32: perchè?

All’epoca il 9 era ancora il numero del centravanti classico. Poi Vieri, che era un grandissimo centravanti, se ne uscì un anno col 32 e allora decisi di prenderlo anch’io per ‘sfidarlo’ idealmente a suon di gol!

#6 Coppa delle Coppe: i ricordi

Andiamo sul ‘cosa avresti fatto se…’ e partiamo dalla Coppa delle Coppe. In caso di vittoria, come avresti festeggiato?

Ci ho pensato tante volte e, con il massimo rispetto verso i miei compagni, penso che mi sarei tenuto io il trofeo: del resto, avevo fatto tutto io! (ride, ndr) Scherzi a parte, con 8 gol in 7 partite sono stato l’ultimo capocannoniere italiano del torneo, un ricordo bellissimo!

#7 Vicenza: una seconda casa

Un ricordo particolare che ti lega a Vicenza

Forse l’emozione più grande l’ho vissuta il giorni si quella che, in città, è chiamata ‘la Partita della Storia’, ossia la sfida d’andata in Coppa delle Coppe contro il Chelsea: ricordo una città completamente paralizzata dall’amore dei tifosi! Noi come squadra impiegammo ore a percorrere in pullman la strada dall’hotel del ritiro allo stadio Menti: tutt’intorno migliaia di vicentini che ci spingevano al trionfo. Da brividi!

#8 Quella rovesciata al Milan…

Andiamo sulla domanda inevitabile: Pasquale, cosa hai combinato quel 1° dicembre 1996, quando segnasti in rovesciata al Milan di Baresi e Maldini? Lo sai che, se lo avessi fatto oggi -al tempo dei social– quel gol sarebbe diventato un popolarissimo meme?

Se siamo ancora qua a parlarne 24 anni dopo, significa che quel gol ha davvero fatto storia. Del resto, se ci si ricorda di Luiso oggi è anche grazie ai social, dove quelli che negli anni ’90 erano ragazzi oggi hanno dato sfogo alla loro nostalgia. E poi sono convinto che, nel calcio come nella vita, per lasciare il segno bisogna necessariamente fare qualcosa di speciale: quel gol ancora oggi se lo ricordano tutti e in tanti mi fermano per chiedermi come abbia fatto…

#9 Pablito, il mito

Ci salutiamo con un ricordo di Paolo Rossi, idolo di Vicenza, di cui Pasquale Luiso è stato considerato l’erede in maglia biancorossa…

Non potete capire l’orgoglio che ho provato nell’indossare la sua maglia numero 9 ai tempi del Vicenza. Io sono arrivato in città nel ’97 e lui mi ha accolto come uno di famiglia: andavamo al ristorante insieme quasi ogni fine settimana, ci sentivamo spesso via messaggio ed era sempre pronto a rispondermi quando gli chiedevo un consiglio. Il mio ricordo personale è quello di un Signore con la esse maiuscola, di un uomo d’altri tempi. Pensate che quando mi incontrava mi chiamava ‘Bomber’: cioè, Paolo Rossi che chiamava me bomber. Ma vi rendete conto?