Nel mezzo del cammin di quarantena mi ritrovai a rispondere a un quesito: “Quali sono i 10 giocatori nerazzurri più importanti della storia?”. E tu ci puoi pensare quanto vuoi, ma non riuscirai mai a essere soddisfatto della tua lista perché, giocoforza, resterà sempre fuori qualche “pezzo di cuore”. Ma tant’è, ci proviamo, in rigoroso ordine sparso.

Bergomi

Dal 1979 al 1999 ha vestito una sola maglia: quella dell’Inter. Poi ha vestito le seguenti maglie: nessun’altra. Se non basta questa statistica qua a renderlo degno di codesta classifica, aggiungiamo il Mondiale vinto da baffuto ragazzino nel 1982. Ha messo insieme anche 12 espulsioni, che in tanti anni di carriera non sono neppure troppe, ma neanche poche. Del resto se c’era da “difendere” lui si faceva trovare pronto. Con le buone (spesso), con le “cattive” (pure). Baluardo.

Boninsegna

Stiamo parlando di un acquisto da 600 milioni oltre ai cartellini di Domenghini, Gori e Poli (1969). Stiamo parlando dell’attaccante che in nerazzurro segnò 171 reti in 281 partite. Stiamo parlando di Bonimba che venne soprannominato così da Gianni Brera, mica pizza e fichi. Stiamo parlando di uno dei protagonisti di Italia-Germania 4-3 nel 1970, la “partita del secolo”. Insomma, ci siamo capiti. Massiccio.

Zanetti

È arrivato a Milano come “uno dei tanti”, è diventato insostituibile, capitano, volto di una società che con lui ha sofferto, perso, mandato giù bocconi amarissimi ma, infine, ha pure scritto una delle pagine più belle nella storia di questo sport. E parliamo del 2010, ovvio, con “Saverio” che a furia di alzare trofei ha persino rischiato di spettinarsi. Anzi no, questo mai. Nessuno come lui quanto a presenze in nerazzurro (858). Trattore.

Facchetti

Non è una questione di campo. O comunque non solo. È una questione di classe, stile, fisicità, abnegazione e “perfezione”, come il suo numero, il 3, che dice molto di quello che è stato per la storia di questo club, sia nei momenti belli che in quelli difficili. Ha vestito i panni del difensore nerazzurro (in tutti i sensi), è stato anche presidente, è stato tutto, soprattutto “era/è/sarà” sempre un pezzo importante dell’Effecì. Simbolo.

Maicon

Qui siamo alla “scelta personale e clamorosamente soggettiva”, perché nei dieci ci poteva stare chiunque altro, ma lui, il ragazzo che si sarebbe dovuto chiamare Michael Douglas ma per errore divenne Maicon, è stato tra i terzini destri più forti di tutti i tempi e, certo, a chiamarlo “terzino” gli fai un torto. Oggi si parla di esterno a tuttafascia, lui dieci anni prima si inventò il ruolo dell’esterno a tuttocampo. E a tutta birra. Imprendibile.

Matthaus

È tedesco, e su questo non ci si può far niente, ma tedesco “giusto”. Ha vinto il Pallone d’oro nel 1990, primo giocatore dell’Inter a ottenere il massimo riconoscimento continentale. Ha conquistato da protagonista assoluto non il trofeo degli oratori, bensì lo scudetto dei record nel 1988-1989 (58 punti in 34 partite), ha vinto pure la prima Coppa Uefa della storia interista, soprattutto è stato leader carismatico di un gruppo straordinario. Granitico (e donnaiolo, diciamolo).

Meazza

Qui, perdonateci, ci affidiamo a wikipedia perché i numeri sono impressionanti. “Ha giocato in nerazzurro per un totale di 14 stagioni, divenendone il miglior marcatore di tutti i tempi e conquistando 3 titoli di campione d’Italia e una Coppa Italia. Si è laureato per 3 volte capocannoniere sia del campionato italiano sia della Coppa dell’Europa Centrale. Con la nazionale italiana fu campione del mondo nel 1934 e nel 1938, rimanendo tuttora il secondo miglior marcatore della rappresentativa azzurra, dietro al solo Gigi Riva”. E quando vai a San Siro – aggiungiamo noi – vai anche al “Meazza”. Eterno.

Milito

Ci sono giocatori che nascono con l’imprinting del “predestinato”, altri che si devono sudare ogni cosa. Diego Alberto Milito si è guadagnato tutto, goccia di sudore dopo goccia di sudore. È arrivato all’Inter con la nomea di quello “bravo a fare gol ma…”, se n’è andato con il raro marchio della “leggenda”. Gol in tutte le “finali” della stagione 2009/2010, non c’è altro da aggiungere. Principesco.

Ronaldo

Di questo signore qui abbiamo già parlato una settimana fa. Arrivò a Milano e fu magia: molti avevano fatto “certe cose” prima di lui, praticamente nessuno a quella velocità. E allora andavi a San Siro, ti mettevi lì, col culo poggiato sugli spalti e sapevi che prima o poi qualcosa sarebbe accaduto. E qualcosa accadeva sempre. Inimitabile.

Zenga

Di portieri fenomenali, l’Inter, ne ha avuti davvero tanti, ma di “Uomo Ragno” uno solo. Sarà per il suo modo di fare, sarà che stiamo parlando del “bagaj milanes” di viale Ungheria, sarà che se n’è andato con qualche rimpianto e per tanto tempo ha sognato di poter tornare (da allenatore), sarà quello che volete, ma se tutte le volte che la panca traballa e le cose vanno male c’è qualcuno che si alza in piedi e urla “prendiamo Zenga! Le cose magari andranno male lo stesso, ma almeno cadremo assieme a Walter”, allora significa che qualcosa – molto – il bagaj l’ha lasciata. Mito.

E, infine, chiediamo immensamente scusa a tutti quelli che meritano di stare “qua dentro” e abbiamo colpevolmente messo da parte.