Nella sfida vinta dai suoi Golden State Warriors contro i Portland Trail Blazers (137-122 il finale), Steph Curry ha segnato la bellezza di 62 punti, suo massimo in carriera in NBA. L’ennesimo capolavoro di un ragazzo che si è fatto da solo…

Da Davidson con tanti dubbi

Steph Curry è una superstar NBA ma non è stato sempre così. Al momento di scegliere di giocare per Davidson College, il nativo di Akron (dove è nato anche un certo LeBron James) non era tra i prospetti migliori degli Stati Uniti. Anche dopo gli anni al college, nonostante ottime medie dal campo, era circondato da tanti dubbi, soprattutto sulla sua tenuta fisica (troppo esile). Infatti, all’NBA Draft del 2009 viene scelto con la N.7 (dai Golden State Warriors). Sembra un azzardo. Il ragazzo ha problemi alla caviglie ma, con il passare del tempo, il suo talento esplode. Tre anelli NBA, due titoli di MVP e ora i 62 punti contro Portland, il suo massimo in carriera. Steve Kerr, il suo coach, stravede per lui…

I 62 punti? E’ stata una prestazione brillante. Siamo incredibilmente fortunati come franchigia ad avere Steph in squadra. Che spettacolo. E’ solo un privilegio allenarlo, lo è davvero…

Fenomeno totale…

A 32 anni, Steph Curry ha raggiunto la completa maturità. Si è legato, a vita, con i suoi amati Warriors e, quando scende in campo, si diverte e diverte. Lo spettacolo è garantito con la sua presenza. Il talento è enorme. L’ha dimostrato così tante volte. L’ultima nella sfida con Portland. L’ultimo a segnare 62 o più punti in una gara in 36 minuti o meno è stato un certo Kobe Bryant nel lontano 2005 contro Dallas. Non è una coincidenza, c’è di mezzo la classe, quella purissima… Ben tornato Steph Curry!